Optiamo per una cena parca: il riso con frutti di mare si è rivelato incredibilmente buono, la cachupa per me ottima, per Sara meno. A fine cena scopro l'esistenza del "Pudim de coco": non avrei dovuto scoprirlo perché ne sono diventata dipendente al primo cucchiaio. E comunque ho sonno, non si spiega sta cosa, mi trascino verso casa ma tanto la movida a Santa Maria, alle 22:30 è praticamente la stessa di Porto Cervo a febbraio. Non so spiegare perché ho sempre sonno, temo di essermi plasmata alla vita capoverdiana: faccio tipo 5/6 pisolini al giorno, mangerei cachupa e pudim de coco a tutte le ore, ho fatto le treccine e oggi ho portato la cassa dell'acqua sulle spalle. Direi che merito il passaporto di Capo Verde. Alle 5 del mattino sono sveglia, non capisco se non riesco ad assorbire il fuso orario o se facendo dei sonnellini ripetuti alle 5 sarà forse normale non avere sonno. Forse. Mentre la contraerea sta affilando le armi sui tetti del condominio, io mi rendo conto che il tempo sta cambiando. Quando siamo andate a prenotare il tour dell'isola, il tipo ci ha spiegato che era in arrivo una tempesta tropicale. Bah, ero scettica e invece mi sa che era vero: vabbè, ma tanto arriverà venerdì, ancora non piove, quindi si può uscire. Magari non in spiaggia che tira un vento assurdo: potrei approfittarne per fare uno scrub gratuito ma alla fine desisto e andiamo al cimitero delle conchiglie, orsù! La strada è lunga, nell'attraversare Santa Maria mi rendo conto che il mio alloggio non è propriamente nella zona bene: qua vivono lontani dalle strade sconnesse e dall'odore di pesce e spezie. Con orgoglio Sara ci porta a vedere il cactus - pene: ad occhio e croce col tempo ha perso il suo fulgore, ma tant'è. In compenso i mezzi di locomozione ultimo grido pare abbiano dei problemi di gomme, pazienza, tanto che devono fare qua? No stress, rimarrà in attesa della ruota fino al duemilaEcredici. Le spiagge sono deserte, da un senso di malinconia vedere tutto così vuoto, allo stesso tempo mi sento un po' cogl*ona a uscire con questo vento che ti stacca anche l'epidermide. Ma toh, una palestra in spiaggia, sia mai che debba smaltire la cachupa di ieri!Modernissima come palestra, ho visto i pesi realizzati con un palo e due secchi di cemento anche nei reperti del carcere dell'Asinara, anche quelli erano vista mare.
Proseguiamo e la strada per arrivare a destinazione è piacevole e variegata: un cantiere unico, senza soluzione di continuità, peraltro tutti a norma, con tanto di protezioni adeguate. In questa parte dell'isola le conchiglie le usano come pacciamatura per le aiuole, presumo ce ne siano in abbondanza. E in effetti si, la spiaggia delle conchiglie in realtà non è esiste, è una distesa di conchiglie dove no, non ti puoi sdraiare e prendere il sole, puoi camminare sopra le conchiglie e avere la sensazione di... no, niente, cammini e pensi: che c*lo ad aver portato le scarpe da tennis ché con le infradito ballavo il meneito e tutta la compilation latino americana anni '80. Ti puoi anche sedere eh, comode poltroncine a prova di colera proprio vista oceano. Poi più in là trovi le postazioni di quelli che puliscono le conchiglie di buzio, ossia le lumache di mare.Oggi non ci sono, presumo siano persone sagge che stanno in casa in attesa della tempestao. Comunque questi stanno qua, tirano fuori gli animali morti, puliscono le conchiglie che poi vendono al mercato del paese. Allora ne prendiamo un paio con l'intenzione di pulirle a casa, così mi danno il vero patentino capoverdiano, mica son venuta qua per niente eh! A guardare per terra ti rendi conto di come quest'isola sia davvero un pezzo di deserto che galleggia in mezzo al mare. Vabbè, torniamo indietro che ho fame e mi è venuto anche sonno, manco a dirlo. Sulla strada del ritorno incontriamo zia Peppedda in carriola: vende frutta per strada, ché l'ape car costava troppo, la bici pure e allora rimaneva la carriola, ed eccola qua, in petto a Cristo, lei e la sua frutta. Ed eccoci nuovamente nel cuore di Santa Maria, dove tutto è No stress, tutto lento, i capoverdiani stanno al bar a guardare la gente che passa. Voglio andare in un posto tipico che mi ha consigliato Ivan, uno di quei posti per operai dove mangi come a casa di zia Giuannantona però un po' più zozza. Questo posticino ameno apre alle 12:50 ché aprire prima è troppo stress. E allora che fai? Niente, ti siedi e aspettiihiihihi, sei matta? Veniamo subito accalappiate dal tizio della bottega accanto. Eh niente, svuoto il borsellino e compro mezzo banchetto, Sara fa altrettanto, lui felicione perché ora può chiudere e andare a dormire ché ha guadagnato quanto in una settimana. In premio ci da due braccialetti, a Sara ne regala 3 perché la voleva sposare, Sara però non sembra dello stesso parere e tagliamo la corda per andare a mangiare, finalmente sedute comodeeeeeh no! Che qua mangi per strada, quindi i posti sono contati e mangi con chi capita. Più tardi verranno accanto a noi due gnocche sdraiabili, una non portava il reggiseno e aveva un neo in prossimità dello sterno: l'ho visto dalla scollatura a V profonda quanto la faglia di Sant'Andrea. Il portacenere è una conchiglia di buzio, uguale a quella che ho raccolto stamane: a saperlo mi evitavo lo sbatti di andare fin là e mi limitavo a rubare un posacenere! Il menù è vasto e variegato: però hanno i dolci e c'è il pudim de coco, potrei tollerare qualsiasi cosa pur di mangiarlo! Il piatto del giorno costa 5 euro, è buono, a Sara viene fornito l'olio piccante, rigorosamente sigillato e rispettoso di tutte le norme igienico sanitarie. Se non ci viene il tetano abbiamo un debito con mezzo calendario dei santi. Un cane viene a elemosinare cibo al nostro tavolo: i cani sono dappertutto qua, come le mucche in India. Alcuni occupano ruoli importanti e rubano le sedie ai capoverdiani. No stress. Ed eccola zia Peppedda in carriola: niente, alla fine compro della frutta, credo la più costosa di tutto Capo Verde, spero che almeno sia buona! Ragazze ma andiamo a casa a fare un pisolino? Presumo che mi stiano odiando per le mie continue richieste di riposini. Vabbè, facciamo il giro dal mare... no raga, ma tira un vento che devo mettere due noci di cocco in tasca per non volare via! Vedi te che gli unici felici sono questi pazzi che hanno intenzione di emulare Icaro con questi cosini fatti di carta pesta, ma scherziamo??? Ma andiamo subito a casa a dormire, un pisolino post prandiale ce lo vuoi mettere? Mica ho messo Cristo in croce per non meritarlo? E quindi niente, torniamo a casa che il vento ormai è così forte da aver spazzato tutti gli accalappia turisti del corso. È chiuso anche il mercato degli artigiani...ora ragazze mie, niente niente che dobbiamo tornare a casa ché forse sta caxxo di tempestao sta arrivando veramente? E infatti a casa troviamo un gatto che si è riparato dal vento: non è proprio stupido eh! Ma vabbè, mi siedo a fumare una sigaretta così lo coccolo un pochinooohNOOOO! Vedi che avevo ragione a tornare a casa? Sono crollate persino due pietre da questo muro sgangherato, siamo sicuri che sta casetta abbia le fondamenta? No, perché niente niente che domattina mi ritrovo in Senegal con tutta l'abitazione intorno. Io lo dicevo che tornare a casa e dormire era la scelta migliore, non prima di aver tolto tutti gli strati di sabbia che abbiamo addosso: potrei fare la controfigura di Sandman, in scioltezza proprio. Però ora faccio un pisolino che il bello secondo me deve ancora venire e domani avrò tempo di raccontarlo.
venerdì 25 settembre 2026
Aspettando la tempesta tra conchiglie, cani e vento
Ieri, dopo le treccine di Rosabella e il tramonto, abbiamo ritenuto opportuno usufruire della piscina. Io ho pucciato solo i piedi perché c'erano tante di quelle piume di piccione che presumo sia la loro Spa. Subito dopo la doccia ho fatto un pisolino, sia mai che mi venga sonno durante la cena. Mollemente mi trascino lungo il corso di Santa Maria, costellata di spettacolini danzanti: anche qua esistono gli artisti di strada, direi ottimo. Decidiamo per una cena servita in stoviglie di tutto punto, quasi stile Rosenthal, quasi:
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