domenica 25 ottobre 2026

Il post triste di ottobre ma con un vitello e le olive

Tutti gli anni a ottobre faccio il mio post triste e malinconico: abbiate pazienza, è l'anniversario della morte di mio fratello, non proprio il carnevale di Viareggio. I primi anni odiavo questa ricorrenza che riapriva ferite e mi svuotava, poi ho imparato ad amarla. Perché noi isolani abbiamo una strana idea della morte, e dopo la messa, con quelle parole inutilmente solenni, abbiamo il buon gusto di offrire ai presenti ogni genere di beozie e cibarie: in quella bolgia post messa rivedevo gli amici di Jons, i miei innumerevoli cugini, e tra un bicchiere e un trancio di pizza, c'erano i racconti dei concerti, tornei di morra e feste campestri con Jons. Quest'anno non ci sarà niente di tutto questo: i miei genitori hanno deciso che basta, niente messa e niente amici di Jons. Mia madre è stanca, del resto ha 85 anni, era prevedibile. Ho sempre detto che avrei iniziato a preoccuparmi per la sua salute solo quando avesse smesso di fare uncinetto. Stavolta sul tavolino non c'era il solito sacchetto di filato, lo schema sottile e intricato da seguire; c'era un giornale di enigmistica, non di quelli difficili, uno semplice. E non mi ha detto che aveva finito il cotone per l'uncinetto ma "non ce la faccio, non adesso, magari più in là lo riprendo" . E questa frase ha avuto il potere di mandarmi in frantumi. Ma ho fatto finta di niente e sono andata con lei a raccogliere olive, come se quella frase non l'avessi sentita. Buone le olive epperò che due cogl*oni mamma, tutto questo sbatti quando potevamo comprarle al supermercato! Mi piace punzecchiarla, prevedere le sue risposte, riderne insieme, e quindi: -mà, dobbiamo raccoglierle solo da quest'albero, ve'? (-gli altri alberi ti fanno schifo?) -no, però potremmo lasciarle appese le olive, dipingerle di rosso una a una e fare finta che sia già Natale (segue frase farfugliata, occhi al cielo e mezzo sorriso). E senti mà, ma dobbiamo raccogliere olive per l'intera Gallura o pensi possa bastare? Dice di no, mi comunica che nell'ultima settimana sono morti 2 cugini. Potrebbe sembrare una cosa di poco conto se non fosse che i ricordi più belli della mia infanzia sono legati ai miei cugini e alla casa di nonna, dove razzolavamo ovunque alla ricerca di cibo, carezze e scoperte. Spiace molto mamma però eravamo 36 cugini di primo grado, forse dovremmo accettare che pian piano stiamo invecchiando e qualcuno vada via senza avvisare, no? Dice: si, però tutti stiamo invecchiando e fra poco...eeehh basta mamma, ma in questa casa è tutto un barcollare tra pessimismo e fastidio, mutismo e rassegnazione, guarda ti recito una poesia: consolati mammina del tuo pellegrinare, è giunto: ecco maritoh ornato di trofei... e così gliela recito tutta la poesia di Guido Gozzano, adattandola per l'occasione,poi le recito anche Alla luna di Leopardi, viene facile perché quella sfera è lì che danza con le nuvole ché glielo rimprovero sempre di avermi fatto studiare millemila poesie a memoria. Lei è orgogliosa che io le ricordi ancora. Quindi tra una bestemmia variopinta e un porco lanciato al vento, queste olive le abbiamo raccolte: ho ringraziato la mia lungimiranza per aver scelto di studiare, laurearmi e fare un altro lavoro che non sia questo. Altrimenti qua volavano madonne tutti i giorni, prima, dopo e durante i pasti. Poi mi sono sentita piccola e ingrata per non riuscire a restituire ciò che mi è stato dato ma allo stesso tempo ho sentito il bisogno di scappare, di tornare al mio lavoro fatto di parole, di mani tese e di ridicoli problemi di comunicazione tra Donne. Vedi che qualche scelta giusta l'ho fatta? Bene mamma, ora queste palline verdi vanno tutte insieme al frantoioooNOoo! Dobbiamo togliere quelle da confetto e quelle che vanno sotto sale, quelle che rimangono vanno al frantoio. Scusaaaaa??? Ma sono tutte uguali, come le distingui mammaaaa??? Ed è così che alla veneranda età di 54 anni ho dovuto imparare anche questa distinzione sostanzialeeeehhh ma quanto era bello l'esame di psicologia, ma pure quello di pedagogia e tutto il resto, ché io non sono fatta per queste cose, riportatemi in mezzo ai PEI e ai laboratori educativi, vi prego. Eh ma c'è da andare ad allattare il vitellino... scusa??? Perché la mamma non può allattarlo?? No perché è morta subito dopo il parto. Eeehhmachecaxxo però in questa casa non c'è mai pace, pure la mucca morta di parto e il vitellino orfano, che allegria! Però guarda quanto è bello, con quella linguetta fetida, si fa accarezzare... vabbè andiamo a casa? Ed eccolo qua il mio appartamento: è pieno di olive. Ah ma questa è la mia camera da lettooohhhohOLIVEEE! E chi l'avrebbe mai detto? Eh ma stai attenta a come cammini, non calpestare le olive... ma certo, aspe che cerco di saltellare tra un'oliva e l'altra! E poi mi son messa a cucinare, che saper fare da mangiare è una condanna, sembra che improvvisamente nessuno sappia fare un risotto. Mamma, faccio un tortino alle erbette, poi un risotto funghi e gorgonzola, ok? A tuo padre piace anche con le olive e... TUO MARITO LO MANGERÀ SENZA OLIVE STAVOLTA! Ché io non voglio vedere olive fino a mai più, eh ma a tuo padre piacciono quelle da confetto... eh ma si possono comprare anche alla Conad, sai? Sono ottime anche quelle greche e pure le taggiasche. Ah, aspè che devo prendere le mele... ed ecco che passa la micro succursale della Lidl, voilà! Che qua non ci sono negozi ma solo un bar dove puoi ubriacarti, cos'altro vuoi fare? Io che passo mezz'ora per scegliere le mele alla Esselunga, mi ritrovo a chiedere a questo tizio: Ciao, hai le mele Kanzi? Risposta: eeehhh??? Ho solo mele gialle e mele rosse. Pensa che scelta vasta e variegata! E poi passa pure il mini market ambulante: praticamente questo vende diamanti porta a porta. Mia sorella, che abita a 2 minuti da un ipermercato e viene a casa tutti i giorni, NON deve sapere che mia madre ha speso 27 euro per queste due str*nzate. Beh, però mi porta l'acqua fino alla porta. Ma per 27 euro deve servirmela in bicchieri di cristallo zio cantante! Ed è con questi ritmi che è trascorso un fine settimana, fatto di terra, spazi vuoti e vento arrogante che ha scompigliato capelli e pensieri. Ho avuto il tempo di pensare a questa famiglia, a questa casa, alla mia terra, a questo legame che sento forte e labile allo stesso tempo. In questa casa ho trascorso la mia adolescenza disperata, ci sono ancora i segni dei miei ideali, sepolti ormai dietro uno scaffale, i segni del mio voler andare oltre il perimetro, i miei libri a doppio strato ché non ci stavano più nella libreria, divorati nelle tante notti insonni, i miei scatti dentro una cornice a giorno, benché la mia prima macchina fotografica sia stata accolta con una raffica di insulti e ancora adesso è solo uno strumento inutile per imbecilli. Pochi i segni della mia inquietudine: quella l'ho tenuta dentro per poi esplodere in una qualsiasi strada, casa, letto, macchina, locale, spiaggia. E poi vent'anni fa sono andata via, li ho lasciati tutti qua, in questa prigione dorata, a vivere le loro vite lente e piene di silenzi, mentre io avevo bisogno di muovermi dentro il frastuono. E mi sono ricostruita tra passi falsi e ripartenze non proprio da formula uno, e no, non sono venuta un granché bene ma ho imparato a bastarmi e lentamente anche ad amarmi un pochino.Ogni volta che torno in questa casa mi sento divisa, strappata in due pezzi. Sento che la mia vita è altrove: ho barattato il senso di colpa di non riuscire ad essere d'aiuto a mia madre, di averla lasciata, di non esserci quando ha bisogno pur di avere la libertà di essere me stessa. Perché qua no, non ho mai potuto esserlo, e ho scelto di vivere anziché lasciarmi schiacciare. Più avanti avrò modo di lasciarmi travolgere dai sensi di colpa ma ora sento il bisogno di andare via, nel nido che ho costruito su misura attorno a me, dai miei gatti, da quegli amici che sono la mia famiglia adottiva e riempiono i vuoti che quotidianamente incontro e non so colmare da sola. Stamane mia madre mentre cercava di propinarmi 20 kg di pecorino e altrettanti di salumi, tutti rigorosamente home made, ha cercato di fare conversazione -Perché non porti più le "amiche" a casa? -Non mi va di portare nessuno, vengo due volte l'anno, mica mi porto dietro le ancelle?? -Ti vergogni di portarle qua? Siamo vecchi ma sappiamo accogliere, c'è tanto posto vuoto in questa casa. -Cazzo dici mamma? Dovrei vergognarmi perché avete il pessimo gusto di passare il fine settimana a raccogliere olive anziché a riposare?! Non ho nessuna nuova amica da portarti! -Dovrai trovarti una persona...hai superato i 50 anni, trova una persona che ti faccia compagnia quando sarai vecchia e stanca. E io avrei voluto rispondere che morirò gattara perchè non esiste la scarpa giusta per il mio piede, eternamente in movimento, ché alla fine le distruggo le scarpe belle e perfette. Oppure potevo buttarla in caciara, invece sono stata zitta e ho detto OK. Mia madre mi ha chiesto di non venire spesso, di andare via perché questo posto non fa per me, perché si vede che ci sto male, che ogni volta faccio danni, rompo la quiete stantìa perché mi fa saltare i nervi ma per loro quella quiete è funzionale. L'ho salutata sapendo che passerà molto tempo prima di poterla rivedere, mi ha detto: stai attenta, attenta a quello che fai, comportati bene che sei lontana e io non posso più aiutarti. Avrei voluto rispondere che sono lontana da ché avevo 20 anni e non ricordo l'ultima volta che ho chiesto aiuto, invece ho detto OK. E sono qua, in aeroporto, pronta per tornare nel mio guscio "continentale" e non posso che piangere nel pensarla. Le manco? Si, sicuramente. Chissà quanto coraggio serve per dire a una figlia di non tornare spesso, scegliere il mio benessere anziché il suo. E potrebbe sembrare la sintesi di una separazione consensuale, invece no. Perché da quella famiglia ho imparato tanto: a cavarmela da sola ed essere indipendente, a sorridere e ad amare nonostante tutto e tutti, l'accoglienza, l'empatia, il rispetto. E da questa terra ho imparato l'orgoglio, la testardaggine, la forza di resistere anche quando il maestrale vuole spezzarti ma tu rimani ancorata alle tue radici con fierezza. Perché questa terra è meravigliosa e maledetta, ti entra dentro e non va più via, me la ritrovo nelle vene, nel mio accento sardo quando sono incazzata, nel bisogno atavico di vedere il mare, nel mio senso di giustizia e solidarietà, e soprattutto nel desiderio di accogliere chiunque trovi nella mia strada. E nel mio scappare da questo mare così bello da sembrare irreale, c'è un amore infinito per quest'isola derubata, per questa gente così fiera. E poi sono incazzata perché con mia madre che non fa l'uncinetto, le olive, il vitello orfano, io non ho potuto vedere gli amici di Jons e ricordarlo come merita, perché questo viaggio era per lui.
E quella Casa che ho lasciato sarà sempre la casa di Jons: niente andrà mai via, è rimasto intrappolato tra le mura. Ma non ho bisogno di tornare spesso per viverlo e sentirlo: lo sento ogni volta che ho voglia di mollare e trovo la forza in una tasca dei pantaloni, lo trovo quando sorrido anche se dentro sta andando tutto a pezzi, lo vivo ogni volta che vedo un fumetto, quando trovo il coraggio di andare al cinema senza di lui, quando sono sola ad impazzire e faccio il suo numero anche se so che non risponderà. Ma soprattutto lo trovo nelle tante, tantissime persone alle quali voglio bene, delle quali mi fido e con le quali costruisco i miei giorni e la mia strada dissestata. E grazie Jons per avermi insegnato a giocare a biglie: mira e cerca di colpire la biglia dell'altro, se la becchi è tua, hai vinto una biglia... E se vinco tutte le biglie del mio avversario? Regalagliene la metà, così puoi continuare a giocare e divertirti, cosa te ne fai di tante biglie se non puoi giocare con nessuno? Vale nel gioco delle biglie, vale anche nella Vita. 

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