Sfigate Cronache
Diario di viaggio di una delle tante Sfigate Croniche
lunedì 20 aprile 2026
Di templi, sole, mare e un tramonto
Ad Agrigento c'è il mare, stamane è stato bello vederlo dalla finestra, è stato bello anche vedere il gatto dei vicini confondersi inutilmente tra le pigne in ceramica. Il programma di oggi è dirigersi a grandi falcate verso Cefalù, e visto che c'è il sole sarebbe cosa buona e giusta sdraiarsi e godere del dolce far niente. Lasciamo il B&B rotolando mollemente tra scalini e discese, Sara sta cominciando ad odiare la viabilità sicula visto che alcune strade sono percorribili solo dai variopinti carretti siciliani. Ma tant'è, usciamo da Agrigento, guardala là, bella abbarbicata sopra una lingua di terra, con le sue millemila scale e le madonne che volano. Ma già che siamo ad Agrigento, perché non andiamo alla Valle dei templi? Del resto è il più grande parco archeologico d'Europa, che qua le cose le facevano in grande. Va' che belli questi pilastri e come faranno a reggere quei sassi in cima? Come mettere un'anguria su 4 stuzzicadenti, valla a capire la fisica! Epperò fa caldo ragazzi, si sono sciolte pure le conchiglie qua, comincio a sudare come un suino e spero che il parco sia piccolo e alberato. Eh ma guarda un po' che grande questo omino di Lego! Ma giura che esistevano i Lego anche nel VI secolo a.c., finisce che non abbiamo inventato niente! Eccoli qua, un altro paio di pilastri che secondo me il tetto è crollato dal caldo e io vado alla ricerca di alberi: bello il sole eh, però quando si sta sotto l'ombrellone con una granita al limone in mano. Anche gli alberi si sono sciolti, vedi te che son bucati come il gruviera! Oh finalmente, un tempio come si deve, io preferisco guardarlo da sotto gli alberi, mi sembra un'idea saggia per non evaporare sul lastricato. È inevitabile che io debba raggiungere il tempio della Concordia, mi sposto da un albero all'altro come un cinghialetto sardo, poi gli alberi finiscono e la mia sudorazione sta raggiungendo livelli inverosimili. Però è bello, ci sono tante porte verso l'azzurro e questo posto è davvero speciale, a parte il caldo intendo. C'è anche il cane da guardia che però non ha sbatti di sorvegliare nessuno e anche lui va a caccia solo dell'ombra. Abbiamo finitoooooh no! C'è il tempio di Giunone, te ne privi? Ed è proprio in cima, così arrivi in alto e stramazzi al suolo per asfissia, però vicino a Giunone, mica niente! E dall'alto si vede la grandezza di questo posto... che però ragazzi, a me sembra che poggi su una striscia di terra non proprio stabile. Ma chissene, pensa la giapponese che fa delle pose incredibili, se ne fotte lei del caldo! Sulla strada del ritorno c'è il giardino dei giusti, sono tanti i nomi, alcuni rimarranno impressi nella memoria per sempre. Lascio questo posto con gratitudine perché mi ha regalato qualcosa che non so ancora definire ma mi ha arricchito. Certo, una po' di venticello non avrebbe guastato l'esperienza eh! E chissà se la giapponese è sopravvissuta al caldo... si, lei continua a fregarsene del caldo. La strada per Cefalù non è propriamente una 4 corsie ma più un susseguirsi di lavori in corso, dettagli. Durante il tragitto Sara è entrata in fissa con la ferula, o finocchiaccio che dir si voglia. Ho cercato di spiegarle che è dannosa per pecore e mucche e, se consumata cruda, anche per gli esseri umani, ma lei no, per lei è un bellissimo fiore simile a tanti ombrellini gialli. Ve lo devo dire: Sara vede anche gli unicorni. Tant'è, ce la teniamo così. Ma arriviamo a Cefalù ed ecco qua, perché non iniziare subito con la marcia giusta? E perché nella tromba delle scale non ci avete messo un comodo ascensore? Vi fanno schifo gli ascensori? Ma apriamo la portaaaaaah noooooh!!! Ciao Maria, io esco e vado al mare. C'è una discreta macchia scura nell'acqua e non sono poseidonie, niente bagno e neanche posso mostrare le mie beltà in centro, che disgrazia! C'è un lavatoio, bello, Sara in un anfratto ha visto un sacco di cucchiai, quindi o questo lavatoio è un parchetto della droga oppure è un covo notturno di mangiatori seriali di tiramisù. C'è anche il duomo che però mi viene un po' coperto da tende e turisti, ma in compenso in vicoli sono deliziosi, e anche i cortili non sono da meno. Certo, la roccia dietro il Duomo non mi da molta sicurezza, manca solo che crolli proprio mentre entro in chiesa, facciamo che si va a prendere un tramonto a porta Pescara. E lo aspettiamo questo tramonto sedute davanti al mare, a ridere di questo nostro viaggio fatto soprattutto di risate e sorprese. Ed è la nostra ultima cena, scegliamo un posto figo: ma guarda che siamo state su quel cemento freddo a congelarci il cul* quando potevamo guardarlo da qua sto tramonto! Torniamo a casa, sono le nove ma siamo stanche, domani sera si torna a casa ed è necessario dormireeeeeh nooo! Ma proprio sotto casa ci doveva essere la baldoria del secolo?? Cosa avete da festeggiare, cosa? Niente, questi finiranno domattina e a me non resta che tirare le somme di questo viaggio: faccio due conti e domani vi dirò il risultato.
sabato 18 aprile 2026
Del mare, scale, fagioli e, zio cantante, ancora scale.
Mi sono svegliata presto stamattina, la scusa era prendere la colazione da portare in camera, in realtà volevo vedere questa città mentre ancora dormiva.
Mazara del Vallo la lascio con un po' di malinconia: qua mi sono sentita a casa. Grazie piccola perla nascosta. Ma oggi puntiamo verso Agrigento, non prima di aver fatto una tappa a Sciacca, città che non conosco ma che ad un primo sguardo sembra carina. No, mi correggo, non è carina affatto: è tutta scale, belle eh, niente da dire, ma io ho i polpacci grossi quanto quelli di Moser a forza di saliscendi. Ignoriamo le scale. C'è una via dedicata alla street art, la mia passione: i graffiti, quelli belli, sono espressione del sentire popolare, talvolta sono protesta, altre semplicemente arte e cultura. Ma torniamo alle scale: pare che qua siano delle piccole perle, dei punti di riferimento turistici e chi sono io per snobbarle? Questa per esempio è un sacco bella, con le maioliche colorate, la percorro con la paura di romperne qualcuna, che mi manca solo l'arresto per rottura di maioliche. Pare che esista persino una scala a zig zag che però è introvabile: scendo, cerco, eh niente, non si trova, scendo ancora e... ah ok, è un tantino franata. Ma io voglio vederla dal basso, ormai sono entrata in fissa, voglio vederlo sto effetto zig zag. E allora andiamo, grandi giri di pandina giù al porto alla ricerca di questa benedetta scala, trovo dei pescatori ma della scala neanche l'ombra. Non mollo, rifacciamo giro, gran bel panorama eh, e infine eccola, nascosta e dietro le sbarre. Si, in effetti l'effetto zig zag c'è, eh dice, che sfortuna che sono chiuse! No ma anche se fossero aperte e spalancate non mi veniva la tentazione di salirle! Soddisfatta la mia fissa delle scale a zig zag subentra quella di Sara per la Scala dei turchi. La strada per arrivarci è larga e agevole, dettagli. Arriviamo dall'alto e il cielo è abbastanza vomitino di bimbo, sicuramente non rende molto ma ad ogni buon conto è un bel panorama. Ah, sapete quelli che nel tentativo di fare una foto cadono a picco nel mare cristallino di chissà quale caletta? Bene, esistono. Io boh, 500mila cartelli e questi ancora che si fingono Tarzan. Vabbè, non ci resta che andare a mangiare, no? Guarda che posticino per un pasto frugale, ovviamente uno spaghetto alle vongole costava quanto un diamante da Tiffany, dettagli. Ma andiamo verso la Scala dei turchi che sembra vicina e invece no, ti fai i chilometri sulla spiaggia e questa scheggia di meringa a picco sul mare non arriva mai. Arriva però qualche goccia di pioggia e allora arriva il carabiniere con l'aiutante e via, fai la giravolta e tutti giù per terra dalla fetta di pandoro anemico, chiude il cancelletto e tutti a casa, che qua cadono due gocce di pioggia e la falesia diventa un pezzo di sapone. Agrigento mi accoglie così: con delle soavi scale, gradite quanto un calcio sulle gengive. Il nostro alloggio ci permette di socializzare con i vicini, possiamo scambiarci anche il caffè domattina, ma soprattutto c'è una doccia bellissima! Peccato che io sia alta quanto un fungo porcino, pertanto il getto d'acqua massaggiante per la schiena mi arriva dritto in faccia, dettagli. Ma veniamo ad Agrigento ragazzi, guarda che bel monastero! Sarà aperto? Cioè, queste aprono solo se compri i dolci, e quindi no, giro la ruota e vado avanti. Epperò qualcuno doveva dirmelo che questa città era tutta scale, santo cielo! Per giungere al centro ho rotolato per tre o quattro rampe di scale, ma il mio pensiero era: come farò a tornare a casa? Camilleri, aiutami tu, io non sono pronta per affrontare tutti quei gradini! Pure i gatti hanno le zampette pronte per salire le scale, e già che c'erano hanno fatto pure la scalinata degli artisti: bella, molto bella, finisce che devo salire fin sù perché ci sono dei graffiti carini, ad esempio quello di Pirandello che potrebbe darmi qualche dritta per farmi tornare a casa senza fare le scale. Non parla Pirandello, rimane muto, costernato tra i sacchi della spazzatura. Epperò guarda, c'è pure la scala pianoforte, e anche quella arcobaleno dei poveri. Prendiamoci un tramonto, visto che è gratis e senza scale.ma non posso procrastinare oltre, è giunto il momento di tornare a casa. Le salite si susseguono, vanno di pari passo con le bestemmie, le scale invece sono un'occasione imperdibile per inventare nuove maledizioni all'indirizzo di chiunque. ma io neanche ci volevo venire ad Agrigento, perché sono venuta fin qua? Per cena avevo preso la zuppa di fagioli sperando di riuscire a fare le scale con la forza propulsiva dell'aria: vi informo che non ha funzionato.
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