sabato 5 settembre 2026

Un altro cammino, un'altra storia già scritta

Ebbene, ci son cascata ancora: prendere lo zaino e partire per camminare. Again. Mia madre ormai non commenta più, lei sospira; e in quel sospiro è racchiuso tutto lo sconforto di una donna che si chiede dove ha sbagliato con questa figlia imbecille che usa le ferie per camminare anziché riposare. Il distacco dai miei pelosi è stato più traumatico del solito: fatico sempre di più a lasciarli "soli" benché abbiano a disposizione 3 cat sitter. Peraltro sono partita con l'ansia che stessero male e la conversazione con Sara è stata totalmente incentrata sulla cacca dei gatti: quando si dice fare discorsi di m*rda! Ma torniamo al Cammino: stavolta ho voluto rompere gli schemi, attraverserò Santiago ma la mia meta sarà Finisterra. È un cammino semplice, corto, poco meno di 150 km, da anziani in pratica. So solo che c'è una sola tappa difficile: quella tra Muxia e Finisterra, dove il terreno diventa scivoloso in caso di pioggia. Beh, tanto le previsioni sono buoneeeeeh nooo! Ma vedi la fortuna a volte, no? Ma proprio il giorno che ci sono io, zio cantante? Peraltro Claudia mi ha detto che le previsioni peggioreranno. Ma chi è Claudia? Una collega 25enne, nonchè cat sitter occasionale dei miei gatti: è con lei farò questo cammino. Ci sono poche differenze tra me e Claudia: lei una sportiva che vivrebbe di palestra, alta e piantata sul terreno come un armadio, mentre io sono quella alta un metro e un Crodino che gioca a scacchi tra una sigaretta e l'altra. Lei è riuscita a sbagliare giorno prenotando le sue vacanze estive pertanto abbiamo convenuto che questo viaggio lo avrei organizzato io, altrimenti rischiavamo di dormire a Rovaniemi anziché a Padrón. Di fatto conosco molto bene Claudia dal punto di vista professionale e conviviale, un po' meno il suo mood in viaggio. E così nell'attesa del volo capisco che abbiamo dei punti in comune: lei è vegetariana, per merenda mangia una banana e sgranocchia una barretta che sembra un mattoncino Lego; io mangerei anche mia nonna in carriola e in scioltezza divoro le Haribo. Vabbè, non litigheremo per il cibo, mi sembra un'ottima notizia! Arriviamo a Porto centro con la Metro qua girano con i bicchieri in tasca: bizzarra usanza locale che però non mi sembra oltremodo igienica. Claudia non è mai stata a Porto mentre io ho girato tutto il Portogallo, pertanto faccio da Cicerone. Rotoliamo verso il Douro e nel tragitto trovo un concerto: vedi che cul*? E suonano musica tipo... bottiglie di plastica? Taniche per l'olio? Cosa?Solo più tardi vengo a sapere che c'era il concerto dei Som Da Rua, googlate e scoprirete che sono molto interessanti. Ma io non lo sapevo, quindi mi concentro sugli azulejos di Sao Bento, questa stazione che vederla di notte, quasi vuota, senza l'orda dei turisti, mi riappacifica col mondo. E siccome mi sento particolarmente buona decido di portare Claudia alla Sé, la cattedrale di Porto. Tenete a mente questa scelta scellerata perché a breve voleranno tutti i Santi. Bello il tragitto con i musicisti di strada, tutto molto chill, a tratti anche romantico. Mi ferma una ragazza italiana: anche lei fa il cammino, è inesperta, chiede info, non ha la credencial, non ha niente, cerco di aiutarla, magari ci rivedremo, chi può dirlo? Mi rendo conto che Claudia non ha preferito parola, ergo mi confessa che lei parla solo con 5 o 6 persone al mondo, per il resto pratica il mutismo ad oltranza. Credo di rientrare fra quelle 5 persone, vedi che cul*?Ottimo direi, un altro punto in comune per me che parlo anche con i rubinetti e stringo amicizia pure con i cartelli stradali. Ops, ci stiamo avvicinando alla Cattedrale, ma guarda se non dovevano esserci le scale! Questi ci mangiano pure sulle scale, pensa che comodità sorseggiare uno Spritz in discesa! E poi non ci metti qualche salita? Sia mai! E tra una salita e un'imprecazione magari ci scappa una grigliata, che fa tanto convivialità e rutto libero. E poi scale, che a vederle dall'alto mi sentivo uno sherpa sul K2. Bella la cattedrale, bella davvero con i suoi azulejos e la macchina scassata di zio Peppeddu a fare l'elemento caratteristico che mancava.In un mondo che cerca di farti diventare invisibile, sii zio Peppeddu. Ma andiamo a buttarci nella movida della Ribeira, su! Google mi da diverse opzioni per arrivarci, scelgo quella più breve... epperò non si rivela quella più agevole, strano, no? Scale, maledette scale che in discesa dovrebbero essere più comode dice, e invece no, che sento tirare anche i muscoli delle ascelle, zio pera! Claudia mi informa che ha il crociato rotto e quindi deve andare piano altrimenti il ginocchio va per fatti suoi. Bene, direi che anche questa è una buona notizia per il cammino che ci aspetta! E poi c'è la notte che avanza e c'è chi è rimasto solo, il bucato che qualcuno ha dimenticato di ritirare, una sedia vuota  e io che smadonno anche in swahili per questa infinita discesa di gradini. Ma ormai siamo arrivate, c'è tanta gente che passeggia sul lungo fiume, la musica confusa dei locali, io che guardo l'orizzonte e penso "ma chi caxxo me l'ha fatto fare?". Già, perché per stanotte non abbiamo un letto. Dettagli. Abbiamo pensato di essere in formissima e di poter trascorrere la notte così, come delle punkabbestia, ché tanto abbiamo un autobus all'alba che parte dell'aeroporto, e quindi che fai? Mica vorrai prenotare una camera per quelle 4 o 5 ore? Beh, magari sì ma in fondo la notte passa in fretta con un sandwich di carne di boh, cipolle caramellate, erba, crema di qualcosa e pezzetti di dinosauro, presumo. Finirò di digerirlo per l'Immacolata concezione. Ma anche due ovos moles de Aveiro: li mangio pensando a Sara e al nostro straordinario viaggio in Portogallo, totalmente on the road. E per ingannare l'attesa si potrebbe commettere qualche piccolo peccato in questa notte troppo breve: in fondo avrò tempo per espiare tutte le mie colpe lungo questi 150 km che ho davanti.

domenica 2 agosto 2026

Di infiniti passi, del Pride, fumo, arte e della moltitudine di dannate biciclette.

Dall'autobus mi rendo conto di essere arrivata ad Amsterdam: ci sono i canali e i cartelloni del Pride. La bandiera arcobaleno svetta ovunque, sulla cima della stazione centrale, sui tabelloni dei treni ma anche sui veicoli comunali.È normale incontrare coppie omosessuali con i propri figli, ragazzi innamorati o prendere le classiche patate fritte olandesi in un cartoccio arcobaleno. A proposito di patate fritte, io le ho prese qua, pare che siano le migliori di Amsterdam, c'era la fila come alle Poste nei giorni di pensione. Buonissime, le migliori che abbia mai mangiato, con la porzione piccola si poteva sfamare l'intera caserma della Cecchignola. Avrò la nausea per le patate. O forse no, dipende. Decido di andare verso l'Homomonument, passeggio seguendo bandiere 
e percorsi di fumo.
Piccolo inciso: il Bulldog, tanto famoso in Italia, è uno dei posti più turistici dove fumare le canne. Ci sono tantissimi coffe shop, meno affollati, meno turistici e più tranquilli. Cammino sulla Walk of Pride: 53 lastre commemorative per altrettanti attivisti morti o perseguitati a causa del loro orientamento sessuale. Arrivo a destinazione e trovo il primo triangolo dell'Homomonument, coperto di fiori. Inaugurato nel 1987, è stato il primo monumento al mondo per le vittime omosessuali. Sono 3 triangoli, riprende il triangolo rosa che veniva appuntato sul petto degli omosessuali nei campi di concentramento nazisti. Vicino c'è il Pink Point, mi avvio verso Reguliersdwarsstraat (più che una via sembra un esercizio di logopedia, dettagli) ché non è che posso andar via senza aver visitato la via più frociarola di Amsterdam. L'atmosfera è decisamente vivace e calda, ma oltre ai bar, club e divertimento ci sono luoghi di accoglienza, dove denunciare atti discriminatori ma anche uno spazio per dibattiti ed eventi. Ma basta frociaggine, voglio visitare l'altra parte di Amsterdam, quella oltre il fiume. La traversata è gratuita, devo dire che è anche piacevole, se non fosse che gli schizzi dell'acqua rendono la mia capigliata inguardabile, come se avessi presso la scarica da una presa 380. La prima tappa è al NDSM: era un vecchio cantiere navale e i capannoni attualmente sono usati da vari artisti. Dentro il caos regna sovrano: è un caos artistico, certo, quindi puoi trovare un mattoncino Lego gigante ricoperto di ragni, mani che pendono dall'alto, corde da cantieree specchi parlanti. C'è anche un uomo penzolante, credo sia di polistirolo, qualcuno ha creato il suo balcone fiorito in mezzo ai container, altri hanno esposto sul davanzale forme alternative...vabbè, de gustibus, che ci vuoi fare? E infine c'è chi impara a disegnare, con pazienza e solitudine. Fuori c'è il museo della street art: anche questo era un capannone ma la vera arte sono le sue pareti, ci sono tanti ragazzi che disegnano, sporchi di colori e passioni, starei ore a guardarli se non fosse che l'odore dell'acrilico comincia a darmi alla testa. Torno a casa, stanca morta, del resto ho camminato abbastanza: una tappa del Cammino di Santiago elevata al cubo, visto che ho camminato con le Converse. Ho i piedi a forma di panettone, vado a rilassarmi in giardino ma... c'è una festa di compleanno. Vogliono includermi nella festa, dico no, domani vado alla canal parade, vado a letto prestooooNooo! Dice, è la festa di Bianca! E chi caxxo è Bianca?? Colei che ha fondato la catena di HostElle, spagnola, quella col vestito rosso, l'altra è sua moglie. Beviamo? Ma no, sono astemia! Fumi? No, ho il mio tabacco! Me encanta dice questa, cosa te encanta ragazza mia? E niente il mio Pride inizia adesso e finisce l'indomani. E via con la Canal parade, l'evento clow del World Pride. Iniziano presto, le barche degli spettatori sono in posizione dalla mattina presto, ognuno con il proprio arsenale di birra e alcolici. Si, è una grande festa, le persone si organizzano con sedie e ombrelloni, è uno spettacolo per loro che festeggiano i 25 anni di matrimonio ugualitario. Egualitario significa con gli stessi diritti di un matrimonio eterossessuale. Uguale. Siamo stati i primi al mondo, dice la speaker, grazie a voi che avete lottato e continuate a farlo per chi non ha questi diritti. 80 imbarcazioni che sfilano, cantano e ballano. Mi sembra tutto così strano, un mondo diverso che non avrò mai modo di conoscere nel mio quotidiano. Qua sfilano quelli in divisa, le forze armate, i sordi e il loro linguaggio dei segni, c'è anche il Primo Ministro Rob Jetten, un po' come da noiahahahah! No, non proprio. C'e anche la barchetta di chi si è sposato 25 anni fa: incredibile, ancora non hanno divorziato! Non dovrebbe esserci differenza quando ci si ama, no?
Pensavo questo mentre tornavo in ostello e passavo davanti ad un pisciatoio all'aperto... che boh, ok che almeno non pisciano per strada ma con la puzza come la mettiamo, eh? E vado via tra il fumo molestoi vicoletti artistici, tra i canali e le dannate biciclette che ad ogni passo ho rischiato di essere travolta. Mai come in questo viaggio ho odiato le biciclette, che qua quando attraversi non devi guardare se passano macchine ma se passano le bici, sparate come pallottole, ovunque invasioni di biciclette. È ora di tornare a casa, e nel volo di ritorno pensavo che è stato bello sentirsi uguali, non essere giudicati o picchiati quando si bacia chi si ama, non essere insultati quando si cammina per strada mano nella mano. Pensavo che un mondo migliore è possibile. Pensavo che torno a casa e sarà comunque bello perché ci sono i miei gatti ad aspettarmi ma soprattutto non ci saranno le stramaledette biciclette a farmi la ceretta ad ogni angolo di strada!