Sfigate Cronache
Diario di viaggio di una delle tante Sfigate Croniche
sabato 12 settembre 2026
Ultima tappa: da Muxia a Finisterra tra boschi, hippy e un ultimo tramonto
Sono pronta per l'ultima tappa così come si è pronti a ricevere un calcio allo sterno, considerando che la tappa parte benissimo, con una bella salita a freddo, ma ormai le salite non mi fanno più pauraaaahhaahah, non è vero, mi fanno schifo come prima, ma tant'è. Il mio equipaggiamento è cambiato da ieri: i sandali non si sono rivelati adatti per il suolo sconnesso della Galizia, quindi ho apportato delle modifiche alle mie scarpe, praticando dei fori esattamente dove erano le vesciche, che sono quasi scomparse ma vorrei evitare che si ripresentassero come una peperonata qualsiasi. E quindi ciao Muxia, mi sei piaciuta tantissimo, grazie per il tuo mare e per le emozioni. Sul cippo non segnano più i chilometri, c'è la scritta "a Fisterra", alla fine della terra, cittadina dai mille nomi questa: si chiamava Finisterrae, dal latino Finis Terrae, contratta poi in Finisterra e in Galiziano Fisterra. Ed è qua che inizia la salita, un vicolo che ci porta dentro un bosco, alle 5,35 del mattino. Dopo circa 10 minuti di cammino avvertiamo una presenza, Claudia si volta e con voce allarmata dice "caxxo! Ci sono due occhi gialli che ci seguono!". È stata la salita più lunga della mia vita, soprattutto perché l'ho fatta imitando Marcell Jacobs. Ho provato a cercare Ivan ma... stava fumando in spiaggia. E niente ce la dobbiamo cavare da sole: pensavamo di aver seminato gli occhi gialli, ci fermiamo ma ce li troviamo ancora dietro. Che caxxo di animale sei??? Chi sei??? E quindi avanti di corsa verso la fine di questo bosco che no, non finisce mai, e l'alba arriva tardi qua. Non ho mai corso così tanto in salita, sono sudata anche nel duodeno. Ma ne usciamo e l'alba è un regalo grande. Nel frattempo è Ivan ad avere bisogno di me: si è perso, forse ha fumato troppo. In compenso ora abbiamo la compagnia delle pale eoliche, per tutta la discesa il loro rumore fastidioso e invasivo è la colonna sonora di questa meravigliosa mattina. Ma tutto ha una fine e anche queste ce le lasciamo alle spalle, ciao pale eoliche, ciao, belle e utili ma da lontano. In tutta la tappa, quasi 30 km, ci sono solo due paesini abitati, uno è questo: e c'è anche un bar che ci dice c*lo che è aperto, in genere è chiuso, apre tipo alle 10:00 ma ci sono gli operai che stanno rifacendo qualcosa quindi aprono per loro. Ne approfittiamo per una pausa visto che durante la salita ho bruciato anche la cena di Natale del 2028. Parliamo un po' di questa usanza di lasciare cose, sassi e tutto sotto le croci o sul cippo: si lascia di tutto per i mille motivi che ognuno ha, e non necessariamente devono rimanere lì, chiunque può prendere il tuo sasso, il tuo nastro o qualsiasi altra cosa di cui abbia bisogno. L'alba diventa piena, la sua luce incredibile ci dice che la sua ora è finita. Ci sono ancora i resti della pioggia dei giorni scorsi, per fortuna almeno le pozzanghere possono creare cose belle. La bellezza di questa tappa è rappresentata dalla vegetazione intorno alla strada: quasi niente l'asfalto e questo è un bene per i piedi e per gli occhi. Ora, non so se mi sto rincoglionendo e diventando romantica e melensa, oppure se tutta sta poesia è legata al fatto che oggi è l'ultima tappa e anche questo cammino ce lo siamo levato dai cojones. Comunque oggi il cielo è straordinario, sembra una spugna, la trama di un tessuto oppure boh, per me rimane bellissimo, come del resto tante altre cose che vedo oggi e che apprezzo. Ed eccoci al secondo paesino: Lires, dove anche i gatti rimangono perplessi, qua si fa il bucato alla maniera di mia nonna nell'ante guerra. Vabbè una cosa frugale per metà mattina non ce la metti? Si, certo, anche perché siamo esattamente a metà percorso e da qua in poi non c'è NIENTE. Ci saranno circa 17 km di nulla, se non la casa del lurido che eviterei ma nel dubbio è chiusa. E chiese, sempre chiuse, sia mai. A un certo punto passa il camion della spazzatura: la tentazione di aggrapparmi e farmi trasportare insieme ai sacchi dell'indifferenziata è tanta e forte, che tanto dopo tutta la m*rda dei giorni scorsi non credo faccia così schifo. E se non fosse che il trattore di zio Peppeddu va in senso contrario, sarei salita volentieri sul cassone delle stoppie. A un certo punto scompaiono i cippi con le indicazioni per Finisterra, niente, non ci sono più. Certo, c'è solo una strada, non è che ci sia molto da sbagliare. Poi improvvisamente compare una F: di là c'è la F? Ma...quella EFFE?!? Ah no, probabilmente F sta per Finisterra, peccato. Finalmente entriamo nel territorio di Finisterra, un miraggio! Cioè, non è esattamente dietro l'angolo, mancano ancora 10 km che non sono esattamente pochi se consideriamo che dietro ne ho altri 140. Ma il percorso è bello, gli alberi sono una cornice piacevole che quasi non li senti quei km... no aspè, sto dicendo una caxxata, li sento eccome e non finiscono più, sto trascinando i piedi come un'ottuagenaria. Fa niente, ci sono i pini marittimi, quindi tra poco dovrebbe esserci il mare. Gioco a nascondino con il mare, appare e scompare tra una salita e l'altra, ma c'è. E all'improvviso questo: non è segnato da nessuna parte, in nessuna app e in nessuna guida. Ad occhio e croce è il posto più hippy e cannaiolo del cammino. Galline che razzolano e cani sbragati in mezzo ai tavoli, nessun listino prezzi: c'è del cibo, delle bevande calde, un frigo e una cassetta per il "donativo". Prendi quello che vuoi, lasci quello che puoi. Una comune abusiva in pratica, si può anche dormire ma devi fare qualcosa per la comunità. Me lo spiega il sardo sulla sinistra che è qua da 8 mesi, stava facendo il cammino e si è fermato qua. L'altro è una specie di santone con i piedi sporchi che fa fare yoga e meditazione ai pellegrini, anche lui italiano. Questo invece sta cucinando, credo sia spagnolo o di NonSoDove. Ma io vorrei farvi notare il rispetto rigoroso delle norme HACCP e la carta moschicida. Dettagli, trascurabili dettagli. E poi c'è una ragazza che fa i sello in ceralacca: è quella di fronte, quella di spalle boh, non so chi sia, me la sono ritrovata nella foto e mi pareva brutto tagliarla. Al momento di andar via il sardo ci prova, gli faccio notare che sono lesbica, mi chiede se "l'altra", cioè Claudia, è la mia ragazza. Gli rispondo che no, non è la mia ragazza, insiste per vederci alla sera a Finisterra, gli rispondo che preferirei incontrare la sorella di Nosferatu e vado oltre. Si, in questi ultimi chilometri tanta vita eh, pensa un po' che questo bambino ha dovuto farsi il canestro sul palo della luce, ogni 100 punti realizzati riceve una scarica. Ed eccola Finisterra, è laggiù: una striscia di oceano, si sente il vento, si sente il mare. Entriamo in questa cittadina che rappresenta la fine del cammino. Per finirlo davvero questo cammino devo arrivare al faro, altri 3 km. Prima però faccio sosta nell'albergue dove facciamo il check in più infinito della storia: lui non ci vede una mazza, lei ha la stessa organizzazione di Bridget Jones, in compenso ci offre delle castagne bollite, Claudia le schifa, io le prendo, sono buone. Dovessi morire nelle prossime 24 ore ricordatevi che ho mangiato queste castagne. Devo spogliarmi delle cose inutili: l'inutile poncho, una maglietta North Face che ho lavato con acqua così bollente da aver sciolto la scritta e ovviamente le scarpe che si sono rivelate utili anche con quei fori artigianali e mi hanno portato fin qua. No, non porterò tutto questo al Km 0: l'usanza di bruciare abiti e altro a fine cammino ha generato numerosi incendi, ora è proibito. E anche buttare le cose nell'oceano non è bello. Quindi lascio tutto qua, a Finisterra, e ci vado da sola al faro. In questi pochi chilometri che mi separano dalla fine penso a tutto, mi compaiono davanti volti e voci, come la pellicola di un film proiettato all'incontrario. Trovo Ivan, ci abbracciamo, era destino incontrarci qua, alla fine della terra, un selfie e poi lo lascio andare: ci sentiremo ancora, lo so, lo sa anche lui. Sono arrivata, ho finito. Mi siedo qua, scalza, di fronte all'oceano, non ho più bisogno di niente se non trovarmi. Sono stata in silenzio per tanto tempo in questo cammino, cercando risposte che boh, vai a sapere dove si trovano, ché non le ho trovate in tutti questi passi, neanche ora che piango, da sola, di fronte all'oceano perché no, da qua non posso più scappare, non c'è più una strada dove poter camminare, ed io non so neanche nuotare, vedi a volte la sfiga, no? Ripercorro la mia vita, il mio personale cammino, e ho pianto pensando a tutto ciò che ho perso nelle strade del mondo: amici, accendini, famiglia, libri e innumerevoli bellissimi peccati consumati tra sedili di auto sgangherate e lenzuola che non erano mie. Ho pianto per tutte le donne che irrimediabilmente mi porto a letto senza mai avere il coraggio di amarle come meritano. Ma soprattutto ho pianto per tutto l'amore che mi nego, quello che rifiuto scappando altrove, per tutta la mia incapacità di abbandonarmi e piangere e fermarmi, per la mia ostinata trasparenza e bisogno di dare, senza mai accettare niente. Non mi ha cambiato questo cammino, potrei farne altri 100 e sarei sempre la stessa stronza che distrugge le cose belle, del resto sono nata pipistrello e non potrò mai morire da colomba. Ma ho riso, più di ogni altra cosa ho riso tantissimo, fino alle lacrime. Ho riso con Claudia che si è rivelata una buona compagna di viaggio: siamo riuscite a ridere anche sotto la pioggia tra mille improperi che sono rimasti nelle pozzanghere di Olveiroa. Ci siamo aspettate a vicenda, lei mi ha aspettato nelle tante salite, io l'ho aspettata nelle molte discese. E torno a Finisterra che è tramonto, chiamo Sara: mi è mancata lei e la nostra routine di condivisione quotidiana, lei che è una sorella, un'amica e un punto fermo della mia vita. Così come mi sono mancati i miei gatti, li ho rivisti in ogni angolo di questo cammino. Domani andrò a Porto dove tirerò le somme di questo cammino fatto di timbri, risate e salite. Ora però vado a ritirare il mio premio: perché mi merito una stanza e un cesso tutto per me, mi merito il mare di fronte al balcone dove fumo e scrivo. Forse non merito le stelle ma oggi ne prendo una, quella piccola che nessuno vede.
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