martedì 21 aprile 2026

Di un distacco che sa di mare, ferite e la speranza di una rivoluzione.

Come sempre osservo un giorno di ritardo nei miei viaggi, scrivo sempre il giorno dopo, lasciando alle emozioni il tempo per sedimentare. Sono a casa con i miei puzzoni pelosi, scorro la mia galleria e ripercorro l'ultimo pezzo di Sicilia. Mi sono svegliata a Cefalù con il desiderio di andare al mare, di scoprire una bella spiaggia e fermare tempo e pensieri.
Prima però un ultimo sguardo a questa città che sa di salsedine e caos. Epperò è anche un pochino in bilico eh, come vi viene di costruire proprio sotto quella montagna che non è l'emblema della stabilità.
Io vivrei con l'ansia perenne che potrebbe crollarmi addosso proprio mentre sto mangiando una granita e brioche col tuppo. Ma forse è questo il fascino della precarietà che ci affascina tanto. E poi niente, Sara vuole fare un bagno prima di partire, e che fai? Glielo impedisci? Sia mai! Puntiamo verso Isola delle femmine, che magari mentre lei fa il bagno io trovo qualcuna sdraiabile, ma ne dubito fortemente. La strada è costellata di tentazioni, così viriamo verso Santa Flavia, precisamente nella Caletta Sant'Elia. Il borgo piccolissimo sa di finestre aperte, dei colori dell'acqua, di gabbiani in attesa, sa di mare ma senza troppa gente. L'acqua ha creato un'insenatura, con pazienza e perseveranza, fino a toccare il paese con un tentacolo verde. E loro si buttano dalle scale, nuotano e si divertono. Sarà che è l'ultimo giorno e sono un po' malinconica ma starei ore a guardare questi ragazzi felici dentro queste acque di smeraldo. E invece no, tocca andare via, ci sono delle scale, manco a dirlo: e me ne guardo bene dal salirci, me ne sto a debita distanza, che c'è una spiaggia che ci aspetta. E sapete dov'è Isola delle femmine? Si esce a Capaci, in questo posto che è un brivido, una scossa che ti porta indietro nel tempo. Sotto questa uscita c'è il giardino della memoria, con due grandi obelischi e quei nomi che si vedono anche attraverso i guardrail. È doloroso questo posto, è incolmabile questa voragine che è stata tristemente riempita di colori, parole e date. Intorno c'è il verde brillante di queste colline e un puntino bianco: si deve zoomare tanto per capire che è un grido. Ripartiamo e Sara perde la pazienza al volante. Diciamo che non l'avevo preparata bene alla guida "sportiva" di alcuni siciliani, di questo uscire dagli Stop alla SperinDio, che escono così, a sentimento, senza guardare, ché tanto lo sanno che qualcuno si ferma. Non glielo avevo detto che per guidare qua in alcuni casi non serve la patente ma il porto d'armi, unitamente alla sacra indulgenza. Ma finalmente arriviamo in spiaggia, in questo mare di cristallo: c'è poca gente e io non farò il bagno ché per me in acqua si entra quando ci sono almeno 40 gradi. Sara si, lei è mezzo tedesca e va tranquilla come se l'acqua gelida fosse una Jacuzzi termale. Ma a voi non viene fame al mare? Cioè, questo stare sdraiati al sole, a rosolare come un kebab, non vi mette appetito? Beh, a noi si, tanto per cambiare, e allora vado nell'unico locale aperto in spiaggia a prendere un panino. Costo di un panino: 14 euro. Dettagli. Però era buono. Finisco di mangiare, dormo, e poi è ora di andare in aeroporto. Prima cerco un cestino per buttare il sacchetto del pranzo. Non ci sono cestini in tutta la spiaggia. La percorro in lungo e in largo e di traverso, vedo solo tanti sacchetti legati e gettati ai bordi della spiaggia. E camminando arrivo al locale che mi ha venduto i panini: non c'è un cestino fuori dal locale. Finisce che consegno il sacchetto al cameriere pregando di buttarlo nei loro sacchi dell'immondizia. Mi ha guardato come se avessi dei pupazzetti appesi in faccia. E nel tragitto del ritorno pensavo a questo: a tutta la spazzatura che ho visto per le strade delle città. No, non voglio dire che il Nord è un gioiello: sono sarda, isolana anche io e la spazzatura esiste ovunque. Però mi ha colpito che in tutti questi anni non è cambiato niente e ho trovato spazzatura ovunque, anche nella Valle dei Templi, anche nella Scala dei turchi. E si, amo questa terra, ci ho vissuto e mi fa male vederla così. E no, non è un'accusa ma un desiderio di capire: perché? Si, è vero, io ho fatto km per buttare un sacchetto dentro un cestino, che non ho trovato, ma non l'ho buttato in spiaggia per protesta. Non credo ci sia una colpa univoca, non credo che i siciliani siano sporchi, non so se sia una questione di educazione o di cultura, credo solo che questa terra, così bella, così ferita, abbia solo bisogno di una sola cosa: un po' di amore in più. Di quell'amore unico che si prova per la propria terra, per le proprie radici, che ci spinge a fare il meglio per renderla migliore. E la rivoluzione può iniziare anche dal rendere pulito il proprio metro quadro: se lo facessimo tutti, il mondo sarebbe un grande giardino. L'ultima immagine della Sicilia che ho nella galleria è questa: una lastra altissima e fredda, a ricordarmi che in questa terra ci sono persone che hanno lottato e ancora lottano per renderla un posto ancora più meraviglioso. 

lunedì 20 aprile 2026

Di templi, sole, mare e un tramonto

Ad Agrigento c'è il mare, stamane è stato bello vederlo dalla finestra, è stato bello anche vedere il gatto dei vicini confondersi inutilmente tra le pigne in ceramica. Il programma di oggi è dirigersi a grandi falcate verso Cefalù, e visto che c'è il sole sarebbe cosa buona e giusta sdraiarsi e godere del dolce far niente. Lasciamo il B&B rotolando mollemente tra scalini e discese, Sara sta cominciando ad odiare la viabilità sicula visto che alcune strade sono percorribili solo dai variopinti carretti siciliani. Ma tant'è, usciamo da Agrigento, guardala là, bella abbarbicata sopra una lingua di terra, con le sue millemila scale e le madonne che volano. Ma già che siamo ad Agrigento, perché non andiamo alla Valle dei templi? Del resto è il più grande parco archeologico d'Europa, che qua le cose le facevano in grande. Va' che belli questi pilastri e come faranno a reggere quei sassi in cima? Come mettere un'anguria su 4 stuzzicadenti, valla a capire la fisica! Epperò fa caldo ragazzi, si sono sciolte pure le conchiglie qua, comincio a sudare come un suino e spero che il parco sia piccolo e alberato. Eh ma guarda un po' che grande questo omino di Lego! Ma giura che esistevano i Lego anche nel VI secolo a.c., finisce che non abbiamo inventato niente! Eccoli qua, un altro paio di pilastri che secondo me il tetto è crollato dal caldo e io vado alla ricerca di alberi: bello il sole eh, però quando si sta sotto l'ombrellone con una granita al limone in mano. Anche gli alberi si sono sciolti, vedi te che son bucati come il gruviera! Oh finalmente, un tempio come si deve, io preferisco guardarlo da sotto gli alberi, mi sembra un'idea saggia per non evaporare sul lastricato. È inevitabile che io debba raggiungere il tempio della Concordia, mi sposto da un albero all'altro come un cinghialetto sardo, poi gli alberi finiscono e la mia sudorazione sta raggiungendo livelli inverosimili. Però è bello, ci sono tante porte verso l'azzurro e questo posto è davvero speciale, a parte il caldo intendo. C'è anche il cane da guardia che però non ha sbatti di sorvegliare nessuno e anche lui va a caccia solo dell'ombra. Abbiamo finitoooooh no! C'è il tempio di Giunone, te ne privi? Ed è proprio in cima, così arrivi in alto e stramazzi al suolo per asfissia, però vicino a Giunone, mica niente! E dall'alto si vede la grandezza di questo posto... che però ragazzi, a me sembra che poggi su una striscia di terra non proprio stabile. Ma chissene, pensa la giapponese che fa delle pose incredibili, se ne fotte lei del caldo! Sulla strada del ritorno c'è il giardino dei giusti, sono tanti i nomi, alcuni rimarranno impressi nella memoria per sempre. Lascio questo posto con gratitudine perché mi ha regalato qualcosa che non so ancora definire ma mi ha arricchito. Certo, una po' di venticello non avrebbe guastato l'esperienza eh! E chissà se la giapponese è sopravvissuta al caldo... si, lei continua a fregarsene del caldo. La strada per Cefalù non è propriamente una 4 corsie ma più un susseguirsi di lavori in corso, dettagli. Durante il tragitto Sara è entrata in fissa con la ferula, o finocchiaccio che dir si voglia. Ho cercato di spiegarle che è dannosa per pecore e mucche e, se consumata cruda, anche per gli esseri umani, ma lei no, per lei è un bellissimo fiore simile a tanti ombrellini gialli. Ve lo devo dire: Sara vede anche gli unicorni. Tant'è, ce la teniamo così. Ma arriviamo a Cefalù ed ecco qua, perché non iniziare subito con la marcia giusta? E perché nella tromba delle scale non ci avete messo un comodo ascensore? Vi fanno schifo gli ascensori? Ma apriamo la portaaaaaah noooooh!!! Ciao Maria, io esco e vado al mare. C'è una discreta macchia scura nell'acqua e non sono poseidonie, niente bagno e neanche posso mostrare le mie beltà in centro, che disgrazia! C'è un lavatoio, bello, Sara in un anfratto ha visto un sacco di cucchiai, quindi o questo lavatoio è un parchetto della droga oppure è un covo notturno di mangiatori seriali di tiramisù. C'è anche il duomo che però mi viene un po' coperto da tende e turisti, ma in compenso in vicoli sono deliziosi, e anche i cortili non sono da meno. Certo, la roccia dietro il Duomo non mi da molta sicurezza, manca solo che crolli proprio mentre entro in chiesa, facciamo che si va a prendere un tramonto a porta Pescara. E lo aspettiamo questo tramonto sedute davanti al mare, a ridere di questo nostro viaggio fatto soprattutto di risate e sorprese. Ed è la nostra ultima cena, scegliamo un posto figo: ma guarda che siamo state su quel cemento freddo a congelarci il cul* quando potevamo guardarlo da qua sto tramonto! Torniamo a casa, sono le nove ma siamo stanche, domani sera si torna a casa ed è necessario dormireeeeeh nooo! Ma proprio sotto casa ci doveva essere la baldoria del secolo?? Cosa avete da festeggiare, cosa? Niente, questi finiranno domattina e a me non resta che tirare le somme di questo viaggio: faccio due conti e domani vi dirò il risultato.