domenica 6 settembre 2026

Padrón, paese di peperoni e feste di fine estate improvvisate.

Oggi abbiamo preso un autobus all'alba: la nostra destinazione sarà Padròn ed è da lì che prenderà avvio il nostro cammino, fino ad arrivare a Finisterra. In queste ore ho informato Claudia che sarà necessario svegliarsi alle 5:00 del mattino per iniziare a camminare alle 5:30. Non l'ha presa bene, per lei "alzarsi presto" significa mettere la sveglia alle 7:30, quindi ha detto che sì, lo farà ma non parlerà fino alle 11:00 del mattino a meno che non fosse necessaria qualche imprecazione. Bene direi, prevedo un cammino molto silenzioso e intimo. Ho anche scoperto che dorme sempre, comunque e ovunque: è riuscita a dormire saporitamente nella metro da Porto all'aeroporto, ha dormito in aeroporto in attesa dell'autobus, chiusa in un sarcofago tipo baco da seta e a questo punto credo potrebbe dormire sotto qualsiasi albero durante le varie tappe del cammino. L'alba arriva mentre sono sul bus, Claudia dorme e non può assistere a questo spettacolo brumoso del mattino. Nella sosta in autogrill faccio una salutare colazione, Claudia prenderà una misera banana pagandola 4 euro. Una mela costava € 3,90, ha quindi deciso di investire 10 centesimi in più per avere del potassio. Fra un autobus e l'altro mi concedo un assaggio di tortilla e un piatto oltremodo salutare. Quando vi dicono che durante il cammino si dimagrisce, non credeteci perché si mangia come bisonti ad ogni stop. Prendiamo l'ultimo bus per Padròn, Claudia è tentata dalla fatidica mela che vendono anche ai distributori automatici. Io ho seri dubbi circa la freschezza di quella mela, propendo quindi per delle patatine che, si sa, sono un toccasana per tutto. L'autobus è stretto ma Claudia riesce a dormire anche con le gambe piegate a portafoglio. Orbene, arriviamo a Padròn, i letti dell'albergue sono stile minimal con qualche tocco di art nouveau, intuisco che non ci sia il topper sul materasso e che su quel cuscino ci sia una colonia di acari più numerosos dell'esercito di Terracotta. Dettagli. Avevo dimenticato troppo in fretta la bellezza di lavare la biancheria a mano: bello quanto un calcio allo stinco durante un dribbling. Omar, il proprietario di questa baracca, mi da delle indicazioni rispetto ai servizi dell'albergue, dal microonde al frigo, dalle cialde del caffè a... questo: me lo illustra come un massaggiatore per la schiena, le gambe, i piedi e per ritemprare il corpo dalle fatiche del cammino. Ora, signori miei, io questo strumento l'ho usato svariate volte ma per massaggiare specifiche parti del corpo delle donzelle che sono cadute in posizione orizzontale sul mio letto. Però forse ne ho fatto un uso improprio, non voglio contraddire Omar. Andiamo a fare una passeggiata nel cuore nevralgico di Padròn, entro da qua: la porta del bordello mi sembra appropriata per l'occasione. Il paesino si presenta bene, conchiglie in ogni dove, chiesette e... basta. Ah no, ecco qua un santuario, bello no? Ah dobbiamo salirci? Perché? Si può usare lo zoom e viene bene ugualeeeeeh no, saliamo. Tu vuoi vedere che ci saranno delle dannate scale? Manco a dirlo! E poi ancora scale e dannati gradini,cioè l'unica imbecille a salire qua sopra sono ioooooo no! Vedi che sorpresa? Una gnocca sdraiabile proprio qua, sulle scalette consunte. Eh vedi a volte che le vie delle signore sono infinite! Peraltro è un elemento che viene bene in foto, magari da vicino è un cesso a pedali eeeeh... no, è proprio sdraiabile, santi numi! Ma andiamo alla scoperta di Padrón: qua regnano sovrani i peperoni, sono ovunque, anche dove non ti aspetti. E hanno anche uno strano concetto del tempo: l'ufficio del turismo, in un paesino che vive di turismo, ha degli orari piuttosto bizzarri. Perché alle 14:20 e non alle 14:30? Perché le 12:50 e le 18:50? In quei 10 minuti che succede? Chiudono la saracinesca ondeggiando a la derecha y a la izquierda, e mueve la colita? Bah! Comunque dobbiamo cercare un posto per mettere un sello, un timbro sulla credencial, che dobbiamo averne due al giorno, sia mai che bariamo. Nientemeno una chiesa aperta! E dentro c'è pure la sciura che mette timbri e segna in un quaderno la nazionalità. Epperò che fame, io vorrei pure mangiare i famosi pimientos de Padrón: eccoli qua, che a vederli così non sembrerebbero un granché e invece sono buonerrimi! Piccola parentesi: sono entrata in bagno qua da Catrina, e come spesso accade il sensore non ha registrato la mia altezza. Quindi dopo aver saltato come Tamberi e ballato il meneito dentro la toilette ho deciso di fare la pipì al buio: c'erano forse dei dipinti sui muri, non lo sapremo mai. Comunque, il posto stra bello, si mangiava bene, molto Mexico e Frida Khalo, e il sello lo fanno con la ceralacca. Beh, ma c'è la festa di fine estate, che meraviglia! Andiamo? ... vabbè, non proprio la ressa di gente che mi aspettavo, ecco, però forse è presto ma anche il resto del paese non mi sembra così brioso e vitale. E quindi torniamo all'albergue di Omar che Claudia ha sonno e sono tipo le 19:00, dettagli. Comunque Padrón è un posto carino, molto friendly e piuttosto attenti ad alcuni temi che no, non sono mai scontati. Esco sul patio dell'albergue intorno alle 20:00 e scrivo. Rimago a scrivere fino a tardi, seduta al tavolino, sorseggiando una bibita e mangiando patatine. Noto che ho camminato poco, ho fatto un riscaldamento in pratica E improvvisamente questo posto si anima di gente locale che boh, fa una caciara incredibile, manco che la festa di fine estate sia qua. Com'è finita? Che al mio tavolino siede gente, mi parlano in spagnolo, io non capisco una cippa perché parlano stretto, so solo che abbiamo diviso sigarette e tempo. In tutto questo Claudia dormiva dalle 19:45. Dettagli. 

sabato 5 settembre 2026

Un altro cammino, un'altra storia già scritta

Ebbene, ci son cascata ancora: prendere lo zaino e partire per camminare. Again. Mia madre ormai non commenta più, lei sospira; e in quel sospiro è racchiuso tutto lo sconforto di una donna che si chiede dove ha sbagliato con questa figlia imbecille che usa le ferie per camminare anziché riposare. Il distacco dai miei pelosi è stato più traumatico del solito: fatico sempre di più a lasciarli "soli" benché abbiano a disposizione 3 cat sitter. Peraltro sono partita con l'ansia che stessero male e la conversazione con Sara è stata totalmente incentrata sulla cacca dei gatti: quando si dice fare discorsi di m*rda! Ma torniamo al Cammino: stavolta ho voluto rompere gli schemi, attraverserò Santiago ma la mia meta sarà Finisterra. È un cammino semplice, corto, poco meno di 150 km, da anziani in pratica. So solo che c'è una sola tappa difficile: quella tra Muxia e Finisterra, dove il terreno diventa scivoloso in caso di pioggia. Beh, tanto le previsioni sono buoneeeeeh nooo! Ma vedi la fortuna a volte, no? Ma proprio il giorno che ci sono io, zio cantante? Peraltro Claudia mi ha detto che le previsioni peggioreranno. Ma chi è Claudia? Una collega 25enne, nonchè cat sitter occasionale dei miei gatti: è con lei farò questo cammino. Ci sono poche differenze tra me e Claudia: lei una sportiva che vivrebbe di palestra, alta e piantata sul terreno come un armadio, mentre io sono quella alta un metro e un Crodino che gioca a scacchi tra una sigaretta e l'altra. Lei è riuscita a sbagliare giorno prenotando le sue vacanze estive pertanto abbiamo convenuto che questo viaggio lo avrei organizzato io, altrimenti rischiavamo di dormire a Rovaniemi anziché a Padrón. Di fatto conosco molto bene Claudia dal punto di vista professionale e conviviale, un po' meno il suo mood in viaggio. E così nell'attesa del volo capisco che abbiamo dei punti in comune: lei è vegetariana, per merenda mangia una banana e sgranocchia una barretta che sembra un mattoncino Lego; io mangerei anche mia nonna in carriola e in scioltezza divoro le Haribo. Vabbè, non litigheremo per il cibo, mi sembra un'ottima notizia! Arriviamo a Porto centro con la Metro qua girano con i bicchieri in tasca: bizzarra usanza locale che però non mi sembra oltremodo igienica. Claudia non è mai stata a Porto mentre io ho girato tutto il Portogallo, pertanto faccio da Cicerone. Rotoliamo verso il Douro e nel tragitto trovo un concerto: vedi che cul*? E suonano musica tipo... bottiglie di plastica? Taniche per l'olio? Cosa?Solo più tardi vengo a sapere che c'era il concerto dei Som Da Rua, googlate e scoprirete che sono molto interessanti. Ma io non lo sapevo, quindi mi concentro sugli azulejos di Sao Bento, questa stazione che vederla di notte, quasi vuota, senza l'orda dei turisti, mi riappacifica col mondo. E siccome mi sento particolarmente buona decido di portare Claudia alla Sé, la cattedrale di Porto. Tenete a mente questa scelta scellerata perché a breve voleranno tutti i Santi. Bello il tragitto con i musicisti di strada, tutto molto chill, a tratti anche romantico. Mi ferma una ragazza italiana: anche lei fa il cammino, è inesperta, chiede info, non ha la credencial, non ha niente, cerco di aiutarla, magari ci rivedremo, chi può dirlo? Mi rendo conto che Claudia non ha preferito parola, ergo mi confessa che lei parla solo con 5 o 6 persone al mondo, per il resto pratica il mutismo ad oltranza. Credo di rientrare fra quelle 5 persone, vedi che cul*?Ottimo direi, un altro punto in comune per me che parlo anche con i rubinetti e stringo amicizia pure con i cartelli stradali. Ops, ci stiamo avvicinando alla Cattedrale, ma guarda se non dovevano esserci le scale! Questi ci mangiano pure sulle scale, pensa che comodità sorseggiare uno Spritz in discesa! E poi non ci metti qualche salita? Sia mai! E tra una salita e un'imprecazione magari ci scappa una grigliata, che fa tanto convivialità e rutto libero. E poi scale, che a vederle dall'alto mi sentivo uno sherpa sul K2. Bella la cattedrale, bella davvero con i suoi azulejos e la macchina scassata di zio Peppeddu a fare l'elemento caratteristico che mancava.In un mondo che cerca di farti diventare invisibile, sii zio Peppeddu. Ma andiamo a buttarci nella movida della Ribeira, su! Google mi da diverse opzioni per arrivarci, scelgo quella più breve... epperò non si rivela quella più agevole, strano, no? Scale, maledette scale che in discesa dovrebbero essere più comode dice, e invece no, che sento tirare anche i muscoli delle ascelle, zio pera! Claudia mi informa che ha il crociato rotto e quindi deve andare piano altrimenti il ginocchio va per fatti suoi. Bene, direi che anche questa è una buona notizia per il cammino che ci aspetta! E poi c'è la notte che avanza e c'è chi è rimasto solo, il bucato che qualcuno ha dimenticato di ritirare, una sedia vuota  e io che smadonno anche in swahili per questa infinita discesa di gradini. Ma ormai siamo arrivate, c'è tanta gente che passeggia sul lungo fiume, la musica confusa dei locali, io che guardo l'orizzonte e penso "ma chi caxxo me l'ha fatto fare?". Già, perché per stanotte non abbiamo un letto. Dettagli. Abbiamo pensato di essere in formissima e di poter trascorrere la notte così, come delle punkabbestia, ché tanto abbiamo un autobus all'alba che parte dell'aeroporto, e quindi che fai? Mica vorrai prenotare una camera per quelle 4 o 5 ore? Beh, magari sì ma in fondo la notte passa in fretta con un sandwich di carne di boh, cipolle caramellate, erba, crema di qualcosa e pezzetti di dinosauro, presumo. Finirò di digerirlo per l'Immacolata concezione. Ma anche due ovos moles de Aveiro: li mangio pensando a Sara e al nostro straordinario viaggio in Portogallo, totalmente on the road. E per ingannare l'attesa si potrebbe commettere qualche piccolo peccato in questa notte troppo breve: in fondo avrò tempo per espiare tutte le mie colpe lungo questi 150 km che ho davanti.