mercoledì 30 settembre 2026

Di un tour di Capoverde con Adalberto, il vulcano e gli squali.

Oggi abbiamo in programma il tour dell'isola. Quando lo abbiamo prenotato nella struttura di fronte è scoppiata una bombola: forse ciò doveva farci capire che non era il caso di prenotare, ma noi no, noi volevamo fare il tour privato, di quelli che non devi stare in tremila su un furgone, noi sciallose abbiamo scelto quello tutto per noi. Nei miei pensieri il "tour privato dell'isola" corrispondeva ad una macchina figa con aria condizionata inclusa e tutti i comfort. Epperò è arrivata questa: dentro c'era Adalberto, una settantina d'anni, flemmatico come il Bianconiglio, equilibrato come Gollum però esperto e con un ottimo italiano. Facciamo la solita statale con la pista ciclabile rossa: ebbene si, viene utilizzata. La gente ci cammina o ci corre, come fosse una pista di atletica, alcuni anche in bici, e intorno c'è il deserto, terribilmente caldo e afoso, e io non mi capacito di come le persone possano camminare sotto questo sole indecente. Adalberto ci fa notare le cose belle della sua terra: questo è un campo da golf, per i ricchi. Beh, ci sta, ti vuoi privare di fare buca in mezzo al deserto? Magari è poco green però hai giocato a golf. Ci sono gli alberi ricurvi per il vento come in Sardegna:
nella mia isola restitono al maestrale, qua resistono al vento, al deserto, alla siccità, nonostante tutto, resistono. Arriviamo a Espargos, noi saltiamo la tappa perché ci siamo state ieri ma Adalberto no, lui ci vuole andare a Espargos. Anzitutto deve andare a salutare la nipote perché è rimasta senza internet e poi deve prendersi della frutta. Ah ok, scusa Adalberto, pensavo fosse il nostro tour e non che stavamo andando in giro a fare le tue commissioni! Però è una buona tappa per conoscere alcuni angoli di Espargos che certamente ieri ci siamo perse. Troviamo un'altra chiesetta: anche questa facilmente raggiungibile dai fedeli. Ci mostra con orgoglio la scuola primaria di Espargos: pure questa in periferia che per raggiungerla devi prendere un giorno di ferie e camminare per 4 ore nel deserto. Abbiamo la netta sensazione che il pick up di Adalberto abbia qualche problema ai freni: non si ferma agli stop, non ha dato una precedenza, stava per mettere sotto uno sulle strisce e ad un certo punto ho notato che i trabiccoli si fermavano per farlo passare. Lungo la strada noto tante, troppe baracche. Adalberto ci spiega che sono della gente che lavora nei dintorni, o dei pastori che hanno degli animali lì vicino. Sono uno schiaffo queste baracche, cerco di non pensarci, lo farò più tardi. E poi c'è il carcere: grande, immenso, in mezzo al deserto più assoluto. Non ci sono strade asfaltate per raggiungerlo, solo qualche pick up che presumo sia del carcere. Le persone ci vanno a piedi a trovare i familiari. A piedi, in mezzo a questo immenso deserto: a ingrandire la foto viene caldo solo a vederle queste persone. Andiamo avanti, in mezzo al deserto, dove stiamo andando Adalbè? Che niente niente finiamo in Senegal senza averlo richiesto. A vedere un miraggio: vedi che sembra che ci sia l'acqua? Beh, non c'è, dice Adalberto. Ma veramente zio? Sei sicuro??? Si si, ride, qua non c'è acqua. E di questo mi ero resa conto, non ci vuole molta perspicacia. Il nostro Adalberto che finora era stato gioviale e a modino, improvvisamente si altera come un Diavolo della Tasmania: scende dalla macchina e va incontro ad una collega. Discutono, va pure a parlare con il gruppo di turisti che era con lei, rientra in auto infuriato come un toro nell'arena. Piccoli dispetti tra colleghi, però zio non è il caso di prenderla così, guarda che è un attimo che dobbiamo portarti in cardiologia. Ma forse c'è un bar, o è un miraggio? Ma niente, siamo ripartiti. Vabbè, ancora un po' di deserto, e noto che ci sono infinite gomme d'auto disseminate qua e là. Adalbè cosa sono? Eh, è una strada per i pedoni, si va a passeggiare, quando c'è buio al mattino serve per delimitare dalle auto. Scusa??? Ma seriamente c'è gente che passeggia qua con questo caldo mortale in mezzo al nulla? E poi deserto, ancora deserto, santa vergine io sto male solo a vederlo, pensa a camminarci sopra. E arriviamo all'altra tappa: Buracona, ovvero la grotta dall'occhio blu. Per me la cosa più bella è questa: una pozza d'acqua trasparente dove la gente fa il bagno. Adalberto però che è sempre molto ottimista, annusa il vento e dice "tra poco mettono bandiera rossa e non si può fare il bagno perché si alza il mare". Vabbè, nel caso avessimo voglia di fare il bagno, la risposta è NO. Per vedere l'occhio blu devi guardare dentro questo buco, se metti un piede in fallo vai giù come una birillo, dettagli. Adalberto però dice: ma no, ti tengo io, vieni che da qua lo vedi meglio. È vero, si vedeva meglio. Ci porta a vedere la grotta dell'amore: non si vede, è quell'anfratto dove entra l'acqua. Dice che si può fare l'amore solo quando il mare è calmo e basso, altrimenti arriva la mareggiata e tu rimani dentro e l'amore non lo fai più. Grazie Adalberto, che storie edificanti! Ci fa anche notare che noi stiamo camminando sulla lava di un vulcano, non vedi che è tutto nero? È lava!Scusa ziooo??? E dov'è il vulcano?? Quello là, ci stiamo girando attorno da un'ora, dice. No aspè, ma è vivo? Non risponde. Ora, vuoi mettere che questo vomita proprio ora che ci sono io?? Nel frattempo il mare si è veramente alzato, e in 3-2-1 si fa a gara a chi esce prima dalla pozza. Vedi Adalberto che ci aveva visto lungo, no? Vecchia volpe! E dice: guarda il mare, qua vivono le tartarugheeeehhh eccole! Due tartarughe! E dice che questa è la stagione dove depongono le uova, le sotterrano di notte sulla spiaggia. Però nel frattempo nuotano, guarda che belle paciorotte loro, nuotano e se ne fregano, in petto a Cristo, no stress. Ma andiamo che dobbiamo andare a mangiare. Ah ecco, Adalbè, noi abbiamo scelto il tour privato perché volevamo andare a mangiare a Palmeira. La risposta di zio Adalberto è semplicemente NO. Ma come no? Zio, volevamo andare a mangiare l'aragosta da... NO, è chiuso, noi del tour andiamo a mangiare a Espargos: io porto gente a mangiare e loro mi danno da mangiare gratis. Oh Adalbè, scusa se abbiamo pagato una paccata di euro per farti fare un tour personale eh! Si rabbuia Adalberto, santa madre, ma pure l'autista bipolare mi doveva capitare?? Dice: questa è Palmeira, vi lascio qua a mangiare? Cosa volete fare? No zio, vai trà, veniamo a mangiare con te, possiamo almeno scendere a fare un giro? Si, 15 minuti. Oh che generoso, grazie, pensavamo ad un sequestro di persona e invece vedi come è magnanimo? Arriva subito lei che chiede di farle una foto, vabbè zia, se insisti... poi chiederà di comprarle mezzo cestino, dettagli. Bella Palmeira, le casette colorate, tipo Burano però meno pettinata. Il ristorante dove volevamo mangiare in effetti è ancora chiuso, ma tanto mangiamo dove vuole zio Adalberto, mica decidiamo noi? C'è il porto, il mercato del pesce, questo è un villaggio di pescatori, qua c'è il pesce migliore dell'isola. Fanno il bagno in un mare nero di barche e scarichi, le spiagge dorate sono lontane da qua.E poi il quarto d'ora d'aria è finito, quindi andiamo di nuovo a Espargos, che stranezza, è la terza volta che ci vado in 3 giorni. Il posto dove mangeremo è molto sportivo, il panorama è questo: presumo sia la mensa dei calciatori. Adalberto ora è più sereno, sorride soprattutto a Marta: abbiamo capito che ha un debole per lei. Io prendo la miglior cachupa di tutta Capo Verde. Ah si, il tavolo era infossato al centro, quindi ho dovuto mangiare tenendo il piatto in equilibrio, dettagli. Ripartiamo, e Adalberto ci fa notare una specie di officina: dice che qua costa meno delle altre, lui ci ha portato la sua macchina sei anni fa, quando rientrò da Boston. Ancora non è pronta. Perché avevi fretta Adalbè? No stress. Nel frattempo tengo d'occhio il vulcano, ché ormai la mia fiducia è a livello del battiscopa. E adesso dove andiamo zio? A vedere gli squali limone, bisogna avere delle scarpe adatte, ve le da la guida. Potrei usare le mie scarpeeeeeh no, non vanno bene, troppo fini, troppo tutto, te le da lui. Niente, dobbiamo mettere le scarpe di Topolino, mi vergogno come se avessi rubato alla Caritas, dobbiamo seguire William. Lui va spedito come un levriero, io inciampo in ogni sasso nonostante le scarpe da astronauta. Bon, siamo arrivati, William ha in mano una pelle di pesce putrescente: con quella attira gli squali. Che gusti di m*rda sti squali! Ci dice che gli squali sono bravi MA non dobbiamo toccarli altrimenti si spaventano e mordono. Aspetta William, a me non me ne frega niente di limonare con gli squali, posso rinunciareeeehhh guarda che ce l'hai dietro la gambaaaaarrrgghhh!!! Ma io non ci tenevo a venire qua! Ovviamente le foto sono fatte a caso, stavo cercando di non muovermi e non respirare per non farmi mordere dallo squalo limone. Bene, li abbiamo visti, possiamo andare ma toh! Sara vede una stella marina, e per me potevamo fermarci qua: vedi lei quanto è bella? Rimane lì, spalmata su un sasso, non morde e non limona, è proprio il mio genere! Dobbiamo restituire queste scarpe bellissime che verranno sanificateeheeheh come no! Dobbiamo buttarle in questo secchio, quindi facendo due calcoli tra qualche giorno avrò una piantagione di funghi tra le dita dei piedi. Ripartiamo, il vulcano è sempre lì, non si è mosso, non ha sbavato. Sul mare c'è il relitto di una nave: questa gita si sta rilevando molto rassicurante e per niente ansiosa. Oh ma guarda: un'altalena tra la statale e il mare! Sotto il sole cocente, 59 miliardi di gradi, dettagli. Adalberto è in fase down, credo abbia capito che Marta non è interessata, scegliamo il cassone del pick up così ha il tempo di sbollire. Sicuramente il cassone è molto wild, a me piaceva molto stare sul cassone del trattore di nonno quando andavamo a vendemmiare, ma ora ho 54 anni e dopo 2 minuti non mi sento più il c*lo, ho la schiena a forma di gancio e il sole mi sta scorticando le spalle. Dettagli. Arriviamo alle saline, Adalberto è tornato normale, ci dice che se vogliamo fare il bagno nelle saline non dobbiamo toccare l'acqua con gli occhi, la bocca, le narici... vabbè basta Adalbè, non lo vogliamo fare il bagno! Ah bene, potete vedere le saline dall'alto prendendo questa strada, sempre dritte, ciao, a dopo. Ma forse a me neanche interessa vedere le saline, sai? Epperò dai che saranno belle! Eccoci qua... ma per fortuna che non sono entrata a fare il bagno! Ma pensa che schifo dentro quest'acqua stagnante! Però son belle: ci rilassiamo un attimo, no stress. Rotoliamo giù, ultima tappa Murdeira, così c'era scritto sul programma. In realtà Murdeira non l'abbiamo neanche vista, quella perla di Adalberto ha accostato sulla statale e ci ha fatto vedere il mare di Murdeira: vedi quest'acqua? È talmente bassa e sicura che puoi lasciare i bambini anche se non sanno nuotare. Ci allontaniamo per fare due passi: il mare non è cristallino come quello di Santa Maria ma è pulito. È un mare per le famiglie, per la gente del posto. E poi si ode una voce perentoria: andiamooo! Sono le quattrooo, torniamo a casa! Adalberto ci batte il tempo, questa gita è finita e lui è più sereno ché ha terminato la sua giornata lavorativa. A Santa Maria lo conoscono tutti Adalberto, tutti lo salutano, alcuni quando lo vedono passare si scansano perché hanno capito che sta macchina è senza freni. Torno a casa impolverata come un'arancina, poco male, vado a fare un bagno in piscinaahahahah! Figurati se hanno pulito la piscina dopo la tempesta! Ed è così che mi è venuta l'idea illuminante che cambierà la mia vita: metterò su un'agenzia di viaggi "I viaggi sfigati di Pina". Venite con me se volete dei viaggi avventurosi. Però non è garantito il ritorno. Dettagli.