Sfigate Cronache
Diario di viaggio di una delle tante Sfigate Croniche
giovedì 24 settembre 2026
In viaggio verso Capo Verde: oceano, bombardamenti e sonno
Il cammino di Finisterra mi ha insegnato che non ho ucciso nessuno per patire in questa vita, e che le mie marachelle non giustificano l'espiazione di colpe con salite e discese. Quindi ho deciso che mi meritavo il mare, quello di Capo Verde per l'esattezza. E allora facciamo questa valigia, con qualche piccolo intoppo, ovvio. Questo viaggio lo facciamo in tre: io, Sara e Marta. Sara ormai non ha bisogno di presentazioni, è la mia compagna di viaggio oltre a mille altre cose. Sarà invece il mio primo viaggio con Marta, vediamo quali disastri riesco a fare con questo fantastico trio. Dopo circa 6 ore di volo con quel trabiccolo della EasyJet, atterriamo a Sal. Per chi non lo sapesse Sal è qua: no, non si vede, devo ingrandire, aspè: praticamente un pezzettino di deserto in mezzo all'Oceano Atlantico. Molto rassicurante, praticamente una mareggiata e ci siamo giocati l'isoletta. È stato bellissimo uscire dall'aeroporto e trovare Ivan con il mio nome all'anagrafe: neanche mia madre si ricorda il mio nome all'anagrafe. Fuori dall'aeroporto ci sono i pullman ultimo modello, durante il viaggio faccio amicizia con Ivan che ci accompagna fino alla porta dell'appartamento, sia mai che ci perdevamo nel tragitto. La buona notizia è che l'appartamento è pulito, io prendo la stanza singola, un piccolo loculo dove posso morire serenamente senza aria condizionata e con l'umidità al 378 %. Un caldo mortale, sembra mi abbiano buttato addosso una tanica di Vinavil, vi prego usciamo ragazzeeeehhh no, che prima vestitino tattico e infradito. Prima però Marta mi fa vedere le tette, ché tanto non sono sue: essendo tumorata di Dio le ha prese nuove nuove qualche mese fa. Notevoli devo dire, notevoli. Per passeggiare in infradito sui marciapiede di Santa Maria serve il porto d'armi: non si capisce come facciano questi a camminare che ad ogni passo si apre un cratere che neanche in Afghanistan quando piovevano bombe. Ma andiamo al supermercato del Cazu: il migliore di Santa Maria. Ora, se questo è il migliore non voglio immaginare come siano gli altri. Ci sono tre corsie, due tipi di caffè, due di biscotti e svariate cassette di manioca, patate dolci e boh, altre cose a me sconosciute. E comunque sono in Africa raga, non me ne capacito, ho 3 ore di fuso che sembrano 30, il sole tramonta alle 18:30 e sembra mi sia passato sopra un autotreno in contro sterzo. Non riesco neanche a ribellarmi ad un gatto che ci segue fino a casa, vuole entrare dentroooohhh no, non si può piccolo puzzone. Agile e veloce come una faina cerca di impertugiarsi appena apriamo la porta, e noi chiuse dentro, in ostaggio, tipo che dobbiamo uscire a turno come ai tornelli del supermercato. È giunto il momento di fare un giretto, giusto per capire dove siamo e con chi abbiamo a che fare: il motto di questo posto è NO STRESS, e in effetti sono tutti lenti, e chi li ammazza a questi? Che vivono in pantaloncini e canotta tutto l'anno, non ci sono neanche i tetti delle case, mica deve scivolare la neve qua, che manco la conoscono. Non se ne parla di assorbire il fuso orario: alle 18:45 è buio e noi abbiamo una certa fame. Ma qua aprono alle 20:00 sia mai che aprire prima sia troppo stressante. Comunque l'ora di cena arriva e scegliamo il tizio che ha una bettola a 30 metri da casa: posto molto chic, il vino viene servito nei classici ballon che boh, manco mia nonna possedeva simili anticaglie. Ma dettagli, intorno è tutto ordinato e a normaaahhahahah, scherzavo, siamo pur sempre in Africa. Mentre le altre prendono del tonno io prendo la cachupa, piatto locale che ognuno fa a suo modo, qua è così. Ebbene si, era stra buona, meglio del pesce di Sara e Marta che era speziato come se dentro ci fosse caduto metà banco del mercato egiziano di Istanbul. Da oggi il pesce solo alla griglia. Sarebbe cosa buona e giusta andare a fare un giro ma questo è il jet lag più assurdo del mondo e mezz'ora dopo le due donzelle raccontano di avermi trovato crocifissa al materasso con la bollicina nel naso che ronfavo alla grossa. Neanche l'abat-jour che fa della mia camera una discoteca con le pareti a quadretti riesce a tenermi sveglia. Il risultato è che alle 4:30 sono sveglia come un grillo, fumo in giardino e aspetto la luce che non arriva mai, è lenta pure quella. Vi avevo detto che la scelta dei biscotti era tanta nel supermercato del Cazu? Bianco o nero. Punto.Vabbè, animo che dobbiamo andare al mare! Voi preparatevi che io lavo piatti... aspè, forse ho gli occhiali sporchi, l'acqua mi sembra un po' torbidaaaaaaaahhhh! Ma volete dirmi che io ieri mi sono lavata con questa acqua?? Praticamente ho fatto le sabbiature, zio pinguino, ma io non mi lavo più, mi butto in mare e ciao Ninetta. Per uscire di casa dobbiamo evitare la contraerea dei piccioni: si mettono in posizione come i cecchini e ti aspettano. La strada per il mare è breve: c'è il corso, l'unica con il pavé perché il resto è asfalto bombardato.Il corso è costellato di no stress e maglie di Vozinha, il portiere di Capo Verde che ai mondiali ha parato pure delle palle di granito lanciate da un trabucco medioevale. Ma finalmente il mare: questa è la stagione delle piogge, bassa stagione, ma i colori si vedono ugualmente, c'è il vento dell'oceano e io comincio a sentirmi a casa. Ma c'è un problema: questo non è mare ma oceano. È l'Atlantico e per entrarci devi superare delle onde che ti sbattono a riva come un cencio. Boh ragazzi, è tutta una guerra qua, combatti contro i piccioni, contro le strade dissestate e ora pure contro il mare. Niente, io vado a dormire e cerco di superare il jet lag. Ah, comunque lettino e ombrellone 5 euro a testa, lo chiamano "il moro" forse perché è un po' moretto, pochetto. Non ho mai dormito così tanto nella mia vita, mi sveglio a mezzogiorno e che fai, non vai a mangiare? Ma parliamo della bellezza di mangiare con i piedi nella sabbia: che cosa sublime, dovremmo vivere scalzi. Il pesce è fresco, ovvio, lo pescano qua, praticamente te lo tirano addosso. Come sempre mi tocca mangiare le guance del pesce di Sara, la parte più buona e solo ora mi rendo conto che forse ho mangiato un barracuda o un piranha. Però era buono. E che fai, non ce lo metti il pisolino dopo pranzo? Torno a dormire, boh, non so cosa mi sia successo ma dormo sempre in questo viaggio. Al risveglio devo far pipì, e che fai, ti privi di fare la pipì nell'Atlantico? Sia mai! Ovviamente chiedo aiuto a Sara visto che lei nuoterebbe pure nelle correnti del passaggio di Drake. Allora, si fa così: conti 5 onde grosse e poi ne arriva una bassa, a quel punto ti lanci in mare correndo come se fossi inseguita da un giaguaro affamato. Bom, sono dentro, l'acqua è calda, bella ma questo non è un buon segno per il nostro pianeta. Ovviamente proprio quando sono dentro arriva l'onda anomala e quella rassicurante linea scura all'orizzonte non si vede più, significa che sta arrivando un'onda della madonnaaaaaahhhhh, mi appiccico a Sara come uno sticker e non vedo l'ora di uscire dall'acqua. Praticamente le ho fatto la pipì addosso, potrebbe essere il sogno erotico di qualsiasi donna se non fosse che è la mia sorella acquisita. Questo bagno nell'oceano mi ha stancato e torno a dormire, strano no? Marta probabilmente sta pensando che soffro di narcolessia, riescono a svegliarmi e a convincermi ad una passeggiata sulla spiaggia. Cammini sul deserto in pratica, i piedi affondano e io tornerò in Italia con il culo sodo come quello di Belen. Durante questa passeggiata chilometrica troviamo pure un matrimonio: tutta la spiaggia che fotografa questi due, lei non sembra molto convinta ma ad ogni buon conto dice sì e niente, adesso te lo tieni questo marcantonio. Arriviamo alla fine, laggiù, dove le correnti si incontrano, le onde sono impetuose e inizia il deserto sconfinato, il nulla. Torniamo indietro che ho sonno, questa passeggiata mi ha stancato. Ma la strada del ritorno è costellata di tentazioni, incontro Rosabella, si presenta scandendo il suo nome: Rosa, e indica il viso, Bella, e indica il c*lo. Ok Rosabella, mi piaci, cosa fai di lavoro? Le treccine? Proprio quello che cercavo, dai fammi le treccine e tutto ciò che vuoi. E così rimango ostaggio di Rosabella mentre Marta e Sara avvistano una tartaruga, uno squalo martello e forse anche un UFO. Io niente, no stress con treccine. Poi arriva pure la sorella di Rosabella, e poi pure l'amica che era molto generosa e ben disposta agli incontri socio culturali. Ed è così che arriva il tramonto... Ma facciamo che il resto ve lo racconto domani ché ora ho voglia di mangiare qualcosa e andare a dormire, strano no? Questo viaggio entrerà negli annali come il viaggio più pigro e letargico della storia. No stress ragazze, no stress.
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