venerdì 2 ottobre 2026

Riassunto lento in stile Capo Verde: no stress e saudage

Scrivo questo post dal mio comodo divano, sommersa dai gatti: non sono stata puntuale perché Capo Verde mi ha insegnato che No stress è una buona filosofia di vita, pertanto ho dormito anziché scrivere. Strano che io abbia dormito, no? Gli ultimi due giorni sono stati quelli del fancazzismo, dei pensieri, del ritorno e della malinconia, come tutte le cose belle che finiscono. Dopo la gita con Adalberto ho sentito il bisogno di mare: la vista di tutto quel deserto, immenso, infinito, terribilmente arido e inospitale, mi ha lasciato il desiderio di acqua ma anche di riflessione. Sicuramente lo schiaffo più grande sono state le baracche in mezzo al deserto,le persone che camminavano in mezzo al caldo infernale per tornare nelle loro case di lamiere, legno e immondizia. Ed io mi sono sentita estremamente e ingiustamente fortunata ad essere nata nella parte occidentale del mondo, perché si, è solo fortuna, non abbiamo meriti nell'essere nati in questa parte della terra. Dopo quelle troppe fila di baracche ho apprezzato tutto ciò che avevo all'orizzonte, soprattutto il mare. Andare al mare però ha significato fare i conti con gli strascichi di Gonzalo. Adalberto mi ha detto che Gonzalo è stata la tempesta più devastante per Sal: ce ne sono state 3, la prima nel 2015, l'altra nel 2025 dove è stato distrutto lo storico pontao di Santa Maria e adesso Gonzalo. Oh raga, ma la tempestao più devastante proprio quando c'ero io? Ma niente niente che devo farmi due domande eh! Comunque Adalberto, anima buona, non ha sbagliato a considerare Gonzalo quello più devastante: nel 2025 aveva distrutto il pontao, ma il pontao interessava i pescatori, le donne prendevano il pesce e lo pulivano sul ponte. Oggi il ponte è ancora in ristrutturazione, le donne puliscono il pesce a ridosso delle lamiere roventi che delimitano i lavori del pontao. I pescatori ormeggiano le loro barche con la forza delle braccia e della solidarietà interna. Gonzalo invece ha distrutto l'Avenida dos hotéis, la larga e verdeggiante strada degli hotel di lusso. Ma quel turismo e quel lusso sono la vita di quest'isola che vive esclusivamente di turismo. Faranno in fretta a ricostruire gli hotel, a rifare l'accesso ai residence e a garantire gli stabilimenti ai turisti: hanno messo le pompe per drenare l'acqua,  hanno scavato nella sabbia per far defluire il mare che li ha invasi. I capoverdiani sono isolani come me: sapranno rialzarsi in fretta, sono gente orgogliosa della propria terra. Durante l'escursione con Adalberto, complice la mia miopia e il rincoglionimento mattutino, gli ho chiesto se fosse di Capo Verde oppure del Senegal. Santi numi, si è offeso come se gli avessi detto che la madre era membro del governo italiano! Io??? Sono capoverdiano, di Sal! Sono di Santa Maria? Senegalese io???? Vabbè zio, stai calmo però, era giusto per fare conversazione visto che sei allegro come un cipresso! Sono orgogliosi di essere capoverdiani, un popolo che fa della morabeza (accoglienza) la propria bandiera, un popolo tranquillo il cui motto è No stress, scritto su tutte le magliette e i souvenir dell'isola. Epperò hanno anche dei difetti eh! Tipo che l'unico tabacchino apre solo alla domenica, un paio d'ore. Ma non tutte le domeniche, apre ad cazzum, quando va bene. No stress. E non l'ho mai visto aperto in 7 giorni. E non conoscono i filtrini: Marta alla fine li ha trovati in un supermercato cinese. Si, venduti così, in un sacchetto home made. Ma loro vendono così anche lo zucchero. Si, l'ho comprato anche io e non sono morta. Sorge qualche dubbio sulle condizioni igienico sanitarie di quei sacchetti, probabilmente non hanno usato i guanti nel travasarli,  magari il piano di lavoro era un tavolo lercio di un retrobottega dove i cani banchettavano... ma del resto anche le crocchette degli animali le trovi così. Però i cani capoverdiani sono tutti vivi, pacifici, no stress, dormono ovunque, la gente ci passa accanto, loro non si muovono neanche. E comunque se proprio vuoi dello zucchero lindo e pulito, puoi comprarlo in bustine... venduto dentro dei comodi sacchetti annodati come i precedenti. È un popolo che non va d'accordo con le zanzariere: ho chiesto esplicitamente se l'appartamento avesse le zanzariere, visto che gli insetti a Capoverde si organizzano in flotte tipo il Circo volante del Barone Rosso. Si si, dice, per settembre tutte le finestre avranno le zanzariere. Ed eccole qua, piazzate con la colla a cado che Giovanni Muciaccia avrebbe fatto di meglio su Art attack. Però le poste funzionano da Dio: spedisci, fai il segno della croce e speri che non arrivi il tarlo del legno a fare baldoria dentro la scatolina. Però c'è l'Inps: quasi quasi prendo la residenza per avere la pensione capoverdiana, un affarone proprio! Eppure questo popolo mi ha insegnato molto: nonostante le baracche, la povertà che ho avvertito nelle strade, questo popolo continua ad essere sereno, a danzare nelle strade a piedi nudi, con i loro bambini e i loro vestiti dignitosi. Nonostante la tempesta e la distruzione, i ragazzi hanno preso una tavola sfasciata e sono andati a sfidare le onde, hanno giocato a calcio davanti all'oceano minaccioso e hanno saputo aspettare l'arcobaleno. È un popolo che vive di poco e di niente, eppure sono sereni e accoglienti. Adalberto ci ha suggerito un locale dove mangiare: siamo andate e le ultime due cene sono state le migliori di questo viaggio. E la cosa migliore non è stato il cibo ma Augusto, il proprietario, sorridente e attento: quando volete venire a me fa piacere accogliervi,  sono contento di offrire un'alternativa ai tanti posti buoni dove poter mangiare a Santa Maria. Questa è la morabeza, l'accoglienza, ed è un valore non una qualità. Mi mancherà Sal? Si, ci penso mentre sono in aeroporto e piove, piove ancora su questo angolo di mondo. C'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo, diceva De André. E poi si parte, tutto diventa confuso, passo sopra l'orribile miradouro di Espargos, sorrido vedendo le saline di Pedra de Lumee se guardo verso il mare mi sembra di vederla la mia scritta sulla spiaggia: perché siamo isolani, siamo capaci di sorridere e prenderci gioco della vita anche mentre stiamo precipitando in un dirupo. Ma soprattutto siamo donne: e siamo in grado di nascondere tutte le ferite del mondo dietro un sorriso, di prendere il dolore e lasciarlo scivolare via come fosse un foulard. E lo facciamo con eleganza... vabbè, tranne me, ovvio: io sono quella vestita da carnevale, con la grazia di un muratore albanese, che cerca di non far cadere questa splendida e inutile maschera che mi sono cucita addosso. Però almeno è una maschera a colori! 
PS: leggete Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond per scoprire come siamo diventati la parte fortunata del pianeta: vi sentirete meno intelligenti ma più umani.