Sfigate Cronache
Diario di viaggio di una delle tante Sfigate Croniche
martedì 14 aprile 2026
Di grigliate, eroi e cannoli
Stamane sveglia alle 8, una domenica pigra in una via Maqueda ancora vuota, gente che parte e gente che mangia proprio sotto il mio balcone, e nooo eh! così comincia a venirmi fame e io voglio stare leggera, santo cielo! I problemi iniziano subito, proprio varcando il portone dell'appartamento: cioè, a trovarla l'uscita! Che ieri qua era tutto un brulicare di gente e oggi sembra un cantiere della Salerno - Reggio Calabria! Quindi animo, l'unica via d'uscita è saltare il vaso, e mi dice cul* che il vaso non era questo! Due passi e questo urla "Spritz! Limoncello!", boh zio anzitutto ti calmi che son le 9 del mattino, e poi dammi tregua che qua ad ogni passo ti vogliono vendere qualcosa. Ma io avevo visto un reel su Instagram che parlava dei "best cannoli in Palermo" ed è proprio vicino a casa, nel chiostro del monastero di Santa Caterina. Segnatevi "the best cannoli" perché più tardi odierò tutto l'Instagram. Anzitutto ci sono i lavori anche al monastero, sia mai che le suore ne abbiano a male, quindi mi concentro sulle cupole rosse di San Cataldo. Però è ora di fare colazione ma il buonuomo all'ingresso mi dice che il chiostro apre alle 10,00. Vabbè, vado a fare un girooooh no! Guarda che fila si è creata! Quindi niente, aspetto: cucina spartana, dolci da urlo e allora ci lasciamo travolgere dall'entusiasmo: io prendo una minna e una fetta di cassata ma solo perché volevo stare leggera, dettagli. Sara prende un cannolo... in realtà non era un cannolo, era una bomba con mezzo chilo di ricotta dentro, l'equivalente di tutto il lattosio necessario per il resto della vita. E fai colazione nel chiostro ancora vuoto, me lo godo questo silenzio mentre gli altri sono ancora davanti al banco, mi godo la prospettiva migliore di una solitudine insperata. All'uscita il tipo ci fa vedere una santa di non so dove, lo sguardo mi cade sul transpallet, credo venga usato per l'ascensione più veloce in paradiso. E tutte le celle delle suore, che boh, son scelte eh, però che noia ragazze mie, manco un'uscitina ai quattro canti! Ma coraggio, andiamo a Ballarò, che voglio far vedere a Sara l'essenza di Palermo, fatta di grigliate, fritti, munnizza e bestemmie. Perché qua anche la spazzatura è fantasiosa, che so: vuoi non mettere i sacchi dell'immondizia sulla sedia? Sia mai che dentro al bidone soffrano di claustrofobia! Ma la strada per Ballarò è costellata di tentazioni: un negozietto fantastico fatto di carta e disegni, si chiama Ponticello Acquerello, io mi perdo e finisce che mi innamoro della storia di una donna e di una maglietta che la rappresenta, finisce che la ordino e il mio ordine pare a tratti esilarante. Ma non stavamo andando a Ballarò? Cammino con la velocità di una testuggine di Aldabra perché la cassata e la minna cominciano a fermentare fuori e dentro me, cerco di godermi la passeggiata, a tratti colorata, e a tratti... vabbè, niente, vorrei sedermi ma no, non fa. E di botto arriva Ballarò e le stigghiole, cioè budella di agnello... sto per svenire, no grazie, magari dopo, ho appena fatto colazione! Pochi passi e cercano di vendermi pane ca meusa, tutto il pesce del Mediterraneo, un quintale di carrube e mia nonna in carriola. Io ho ancora l'immagine di tutta la ricotta dolce della Sicilia racchiusa in un singolo cannolo, buonissimo eh, ma a saperlo che ogni dolce pesava 374 grammi! Ma godiamoci questa passeggiata leggera al mercato, dove i motorini passano in mezzo alla gente, così, random, e poi ci metti anche i venditori di galline, signorì lo vuoi un pezzo di caciocavallo? No guardi ho fatto colazione da poco, e allora del pesce fresco, direttamente dal banco alla brace, e ancora tutte cose alla brace... fatemi scappare, dalla zona cibo, vediamo cosa c'è qua dietro... un ingorgo di motorini e macchine, perché vuoi non entrare in macchina al mercato? Niente di meglio! Ma che rilassante questo giro al mercato! E così mi ritrovo nel reparto di zio Gesualdo che mi racconta tutta la sua vita, tanto non avevo niente da fare e devo ancora digerire la colazione! Vorrei solo uscire da questo ingorgo di umanità, trovo una via di fuga tra vestiti usati, venditori di fumo e chiese. Libera, finalmente, ho voglia di andare tra le ferite di questa città, attraversando vicoli e vite appese a un filo, Nel frattempo siamo al dopo pranzo, chissà se c'è qualcosa di aperto a quest'ora. Si, c'è, un'osteria da camionista, camerieri con divise discutibili ma prezzi che non vedevo dal 1987. Ma andiamo oltre ragazzi, aspettiamo insieme l'autobus 107... per un tempo immemore, volevo fare il biglietto a bordo, l'autista mi ha guardato come se avessi la proboscide al posto del naso, mi ha detto che li aveva finiti e di andare a sedermi. Arrivata: Qua è morto Paolo Borsellino e la sua scorta, in questo quartiere lontano dalla calca di turisti sono morte persone che hanno lottato per rendere questa terra un posto migliore. Hanno piantato un albero al posto di quella voragine sull'asfalto... però ragazzi, i bidoni della spazzatura proprio davanti all'albero?? Andiamo oltre: è una ferita questo posto, è una sconfitta ma è anche un monito. Torno indietro, verso il centro, c'è un altro albero, quello di Giovanni Falcone, un grande albero con tante parole e pezzi di cuore. Più avanti c'è un incrocio: via Emanuele Notarbartolo e via Piersanti Mattarella, entrambi uccisi dalla mafia. E più avanti il muro della legalità: volti, nomi e parole di chi ha combattuto contro un nemico che si respira nell'aria. Tornando verso il centro mi rendevo conto che questa città è un cimitero a cielo aperto, di uomini e donne che volevano un paese migliore e non una via, un albero o una targa alla memoria. Perché ci sono frammenti di speranza in questo paese. Certo, è un paese che spera in grande eh, vuoi mettere che la statua di Santa Rosalia non debba essere gigante? La santuzza occupa mezza via dietro la cattedrale perché questo è un popolo ferito che in qualche maniera cerca di risorgere anche in una piazza di birra e munnizza, inventando tecnologie alternative e perché no? Cucinando del buon cibo, che qua la dieta me la devo scordare, e non basta aver camminato come in una tappa per Santiago: forse avrò bruciato mezzo cannolo in 20 km. Lavo i denti in questa stanza col rubinetto stile oro dei poveri, e poi rotolo verso il letto, ché domani ho grandi programmi e una sola certezza: non andrò dalle suore a far colazione!
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