giovedì 16 aprile 2026

Di mare, cadute, ombrelli e risate

Stamane a Castellammare del Golfo c'erano le lotte per il territorio: sui tetti si è consumata una lotta intestina per il controllo del traffico di pesce. Ha vinto il gatto nero. Ma partiamo alle svelte che voglio andare a Scopello, la giornata sembra buona: dall'alto Castellammare è una striscia che affonda nel blu, pochi chilometri e arriviamo a Scopello. Oh bene, andiamo subito al sodo, paghiamo questi euro e andiamo a fare in bagno sotto i faraglionieeeeh nooo! Cosa significa CHIUSO??? Perché??? Vado dritta dall'omino nel gabbiotto e dice eeeh no, oggi chiuso perché c'è un matrimonio. Un matrimonio??? Ma che significa? Mica ho chiesto di mangiare al tavolo degli sposi! Io voglio andare laggiù, nell'acqua. Eh no, dice, però puoi fare le foto seguendo la via pedonale proprio qua dietro. E allora sali, sotto un sole cocente... ok, si vede, ma non si può andare oltre perché è chiuso l'accesso da qualsiasi parte. Quindi niente, cerchiamo un'altra spiaggia ma... all'improvviso sento che Sara è scomparsa dalla mia destra. La trovo arrotolata tipo Girella Motta nella cunetta perché ha messo un piede in fallo sul terreno sconnesso: ha le gambe grattuggiate come uno spicchio di Parmigiano e una caviglia gonfia. Direi che con Scopello abbiamo dato, andiamo al borgo di Scopello, nel tentativo di trovare una farmacia: troviamo una chiesa, un gatto e dell'acqua ma della farmacia neanche l'ombra. Peraltro ci rendiamo conto di aver parcheggiato sotto degli alberi pericolanti, quindi leviamo le tende da Scopello che ci manca solo un albero sopra la calotta cranica. Sara è convinta che fare un bagno al mare sia un toccasana per le sue gambe sanguinanti. In effetti quando ti fai male il medico dice: vai al mare che ti passa! Ma la giornata è buona, Cala Mazzo di Sciacca è proprio qui, te ne privi? Sara fa il primo bagno della stagione, io dopo aver pucciato i piedi nella battigia mi ritiro in buona creanza perché l'acqua ha la stessa temperatura del Calippo e le mie dita possono essere staccate e vendute come Polaretti. Ci godiamo il sole, i colori, il profumo del mare. Ma io sono preoccupata per la caviglia di Sara, quindi ripartiamo alla ricerca di una farmacia: a Valderice si ricorderanno di Sara per aver lasciato metà stipendio in farmacia. Ah ma che carini, dice, mi hanno regalato dei campioncini! Con tutto quello che le hanno fatto comprare potevano regalarle mezzo scaffale di cosmetici, dettagli. La destinazione di oggi è Trapani, in particolare Erice, e per salire c'è... la funivia. Sara è entusiasta di questa salita come Maria Antonietta nella salita del patibolo. Cerco di rassicurarla: dura pochi minuti, è comoda. Una volta trascinata dentro il comodo ovetto volante si pietrifica sul sedile, convinta che anche il semplice respirare possa far cadere tutta l'impalcatura. Ho delle foto esilaranti di Sara incollata al vetro stile grumo di slime, le utilizzerò per ricattarla in futuro. Tutti a dirmi: oh ma vedrai che vista altrui Erice, spettacolare! Certo, una volta in cima... nebbia. A tratti non si vede neanche il campanile della chiesa, un freddo da fare la pipì a cubetti e noi che siamo in magliettina, fresche da bagno al mare. Ripieghiamo sulle arancine che ci stanno sempre bene. Erice è bella, sicuramente col sole sarebbe stata straordinaria ma ci accontentiamo dei suoi vicoli, delle chiese, di un gatto che il padrone ha chiamato Adolf, e poi dell'orfanotrofio e della sua ruota degli esposti così scura ma che forse è stata utile nella sua storia. Epperò vuoi lasciare Erice senza visitare la pasticceria Grammatico??? Sia mai che abbia perso qualche grammo con questo saliscendi! Ed è giunto il tempo di prendere il nostro simpatico ovetto, Sara è felice come Heidi a Francoforte ma arriviamo finalmente a Trapani. Piccola parentesi: Sara ha un amico immaginario, come tutti del resto, il suo si chiama ChatGPT e le ha suggerito il nostro B&B spacciandolo come centrale e in una zona strategica, a pochi passi dal centro. Segnatevi bene quei "pochi passi", mi raccomando eh! Usciamo per il centro e dopo circa 10 minuti di strada scoppia il diluvio universale, siamo senza ombrello, troviamo un bengalese che ci spaccia l'ombrello più brutto del globo terrestre alla modica cifra di 8 euro. La prima foto decente di Trapani è questa: bella no?? Ma camminiamo ancora, il centro sarà vicino... dopo mezz'ora siamo zuppe come una gocciola nel caffelatte, è ora di cena e andiamo da Salvatore. Facciamo un monumento a Salvatore per favore, chiedo ufficialmente la petizione per una statua in pubblica piazza! Buono il cous cous, buono tutto, pure il dolce, ma soprattutto bravo Salvatore che ha chiamato mezza Trapani per trovarci un taxi disponibile, visto che nel frattempo continuava a diluviare e le strade erano simili agli scivoli di Gardaland. E finisce così questa giornata iniziata e finita nel segno dell'acqua. È stata soprattutto la giornata delle risate, fino alle lacrime: in fondo l'amicizia, quella vera, è ridere insieme di tutte le sfighe che ti piovono addosso, cercando di ripararsi sotto un ombrello di allegria. 

mercoledì 15 aprile 2026

Di scale, colori, mare e ancora scale.

Per il mio ultimo giorno a Palermo ho scelto una colazione leggera: granita e brioche. Quel po' di panna era per superare la mattinata, dettagli. Abbiamo del tempo a disposizione, si va verso il Capo dove c'è il mercato, ma guarda che stranezza! Un mercato a Palermo! Le influenze arabe si sentono anche in questi mercati vocianti, nel cibo esposto come in un suk e dopo una vasca ti hanno fatto assaggiare una panella, una mandorla, un pezzo di ricotta al forno, una fetta di salame, mezzo panino con cimino e l'aperitivo è fatto. Gratis. Niente, devo scappare dal mercato, ne va della mia rotondità. Ho segnato una via, fuori dal circuito turistico, fuori da tutto: via Gianferrara. Qua ci sono colori diversi, non c'è folla, non vendono niente, c'è silenzio, a parte qualche bestemmia che sbuca fuori dalle finestre, poi una mamma, un vecchio e un motocarro sgangherato... potrebbe essere l'incipit di una barzelletta! E poi panni stesi, santi, madonne e pure Greta Thunberg! E così arrivo in via delle sedie volanti, e siccome la targa costava troppo e non c'era, lo hanno scritto con l'UniPosca, vedi che inventiva, eh? Solo che le uniche sedie presenti sono sfondate, non mi sembrano volanti. Ma perché via delle sedie volanti? Ecco qua: in questa via c'erano tante botteghe dove costruivano le portantine per i riccastri e a vederle passare sembravano volanti... vabbè però che fantasia ragazzi miei! Sara invece rimane colpita dai tentativi rudimentali di bosco verticale, per non parlare delle zucchine lunghe: roba da far impallidire i migliori porno! E con tutto questo camminare mi è venuta fame, manco a dirlo, sia mai che vada in deperimento. Il papà di Sara, buonuomo, mi ha dato l'indirizzo di un posticino: vecchio club rosanero. Uno aspetta di trovarsi dentro uno studio di cromoterapia e invece ci si ritrova dentro il covo degli ultrà del Palermo. Ed è tutto un pullulare di maglie di calcio, foto di Miccoli manco fosse il figlio legittimo della Santuzza. Il menù ha i prezzi del discount sotto casa, le porzioni pantagrueliche ma soprattutto spaghetti ai ricci buonissimi. Ed è subito ora di ripartire, attraverso questa città di mescolanza che si basa sull'arte dell'arrangiarsi. Abbiamo una macchina da ritirare e ora via! Che il nostro viaggio on the road abbia inizio! Ho trovato un quadrifoglio, sono certa che ci porterà fortuna... vabbè, forse non proprio fortunissima, ecco! La strada per borgo Parrini è costellata di tutto ma quando arrivi metti dentro un frullatore tutti gli artisti dell'arte moderna, un pezzo di Burano tutti i campanili d'Italia e viene fuori borgo Parrini. Ovviamente ci lasciamo convincere su tutto, probabilmente abbiamo la faccia di chi comprerebbe un termosifone nel deserto del Sahara, quindi prendiamo il biglietto per entrare dentro le casette che Giuseppe Gaglio ha riqualificato dopo che questo paesino venne abbandonato. Considerate che un tipo voleva rifilarci anche dei limoni, un limone un euro: questo la dice lunga su quanto abbiamo la faccia da coglion*. E allora sali a vedere queste casine, belle, tutte le stanze belle, ci si perde, e poi ancora scale, belle queste casette non trovi?
Bellissime, ma guarda che stranezza: delle scale! C'è anche spazio per Battiato lassù in cima, però bella la vista eh! E poi toh, manco a dirlo, ancora scale! Però c'è anche il campanile di San Gaudenzio di Novara. Certo, per vedere questi tetti tre miliardi di scale, dettagli! Oggi dormiamo a Castellammare del Golfo, la ragazza della reception suggerisce una passeggiata e un ristorante "giù alla marina, 5 minuti". Segnatevi bene queste parole eh, perché verso sera voleranno Madonne. Passeggiatina serale in questa cittadina che è un po' celeste e un po'... scale! Però c'è il mare, quindi andiamo a respirare iodio che ci fa bene alle sinapsi, sia mai che abbiamo bisogno anche di quello oltre che di una cena leggera, com'è nostra consuetudine. E si torna a casa, rotolando come al solito, non prima di aver fatto delle sane scale che percorro arrancando come Messner sulla parete dell'Everest. Speriamo che serva ad avere il cul* marmoreo così domani potrò sfoggiarlo in spiaggia!