venerdì 11 settembre 2026

Quarta tappa: da Olveiroa a Muxia con sandali, horreos e mare, finalmente.

Stamattina il fetente horreo mi guarda con ghigno sardonico davanti ad un accenno di alba, lo ignoro perché la notte ha portato consiglio e il mio piano malvagio è il seguente: ho prenotato un taxi che mi porterà alla città vicina (20 km) ma dalla parte opposta al cammino; lì prenderò le scarpe e poi il taxi mi riporterà sul cammino. Che sbatti, vero? Sì, però qua non c'è NIENTE nel raggio di 20 km, solo horreos, anche di 400 anni fa, precisa la receptionist. Esticaxxi ce lo vogliamo mettere? Nel frattempo Claudia ha preso due Tachipirina 500 che, come diceva Calcutta, diventano una da 1000. Le suggerisco di andare il autobus alla prossima tappa e dormire, ma dice di no. Quindi facciamo colazione con calma approfittando della colazione variegata che offre la casa: sempre e solo tostada con mantequilla y mermelada. Il taxi arriva e io saluto l'horreo col dito medio. Dopo 20 minuti entro nel rinomato negozio di scarpe, il massimo dell'intero territorio dicono. La commessa comunica che ha un UNICO paio di sandali in tutto il negozio, numero rimasto 37. Le dico che prendo il 36, ah ma 36 o 37 è lo mismo, è lo stesso. No caxxo, non è lo stesso, altrimenti ti chiedevo il 37 zio pera! Non ti ho chiesto il 35 e tre quarti, il 36 porca puzzola! I sandali sono ORRIBILI per usare un eufemismo, di una bruttezza che faccio fatica a guardarli ma li prendo imprecando allegramente. Saluto l'italiano che abbiamo caricato per strada: si sbracciava sulla statale, ha rotto qualche legamento, muscolo o chissà cosa, non ce la faceva a proseguire, quindi ora prenderà un bus per NonSoDove. Per noi invece è tempo di riprendere il taxi che mi ha aspettato mentre concludevo l'acquisto dellanno, per la modica cifra di 42 eurini. Dettagli, e ci riporta dove abbiamo lasciato, cioè su una fottuta strada comunale asfaltata. Mi rifiuto di raccontare circa 12 km di asfalto perché ne ho fatto abbastanza ieri e anche oggi: l'attrito del piede sull'asfalto non è il massimo per chi deve camminare per 10 ore benché per strada ci siano dei bei paesini, qualche horreo e delle zucche sparse qua e là. Finalmente arriva la strada sterrata, ed è giunta l'ora di mostrarvi i miei sandali: sono una cultrice delle scarpe, ne ho un'infinità, tutte bellissime, e per la legge del contrappasso devo espiare questa mia passione indossando questi sandali devastanti. Ma torniamo al cammino: vabbè, ognuno per strada si libera di ciò che vuole, le mutande talvolta possono essere un peso. C'è una vegetazione splendida che separa la parte bassa della Dumbria e Muxia: quasi 10 km di strade costeggiate da alberi, un cielo bellissimo all'orizzontee persino i campi di mais sembrano più belli con questo cielo. Anche oggi si fa merenda con frutta lasciata lì per noi poveri disperati che camminiamo per diletto. Inutile dire che ormai mi sono appassionata agli horreos: in alcune zone si facevano in legno, in questa zona sono in pietra. Quelli in pietra non hanno cemento ma solo pietre ad incastro perfetto. In pratica sono dei nuraghi rettangolari. Fermi tuttiiiiii! Ho trovato l'horreo supremoooo! Il taxista mi ha spiegato che ogni famiglia aveva un horreo, più grande era la famiglia e più grande era l'horreo. Ad occhio e croce qua erano in 58. Oooohhh ma vedi che qua sono più civili? Cosa costa mettere dei DISTRIBUTORI di cibo e bevande per strada? Guarda qua civiltà! Mettere ste robe lungo la strada è questione di buon senso, visto che non si trova un bar da tempo immemore. Mentre in alcune case è ancora Natale,  e del resto o è Natale tutti i giorni o non è Natale mai. Che zona vivace questa, vero?
Anche la m*rda è poca, la fanno con discrezione qua, ecco, non è invasiva. Si incontrano tante, tantissime chiesette sul cammino: tutte chiuse. Ora, lascia perdere me che sono atea, reietta e scappata di casa, ma questo è un cammino fatto per fedeli cattolici, queste chiese dovrebbero rimanere aperte per loro, che sono qua per pregare, mica come me che son qua per fare bisbocce. E andiamo con un'altra salita, una delle tante di questo cammino che sembra il tracciato dell'elettrocardiogramma di un cardiopatico. Per fortuna ogni tanto si vedono cose belle, di quelle che infondono tenerezza, altre danno il senso dell'abbandono e altre ti fanno indossare il giubbotto ché tira un vento pazzesco quassù in cima. Perché sì, si arriva in cima, ho imparato ad arrivarci.E poi ecco, ci siamo, ho camminato tanto per questo: volevo fare un cammino che mi portasse al mare e quando lo vedo, laggiù, dopo gli alberi, dopo altre salite e discese, mi viene da urlare tipo Tardelli ai mondiali dell'82. Che sembra vicina ma in realtà Muxia è a 7 km ma è piacevole camminare accanto all'oceano, voltarsi e scorgere il mare tra gli alberi. Recuperiamo Ivan e facciamo insieme l'ultima salita di questa tappa, incontriamo ancora altre graziose chiese, chiuse ovviamente, e anche delle pecorelle: dopo migliaia di mucche, stalle e cacca di mucche, finalmente delle pecore ed è subito Sardegna. E sono qui, quel puntino verde sulla cima, davanti a una chiesa chiusa, aspetto Ivan e mi godo la discesa verso il mare. Ecco, "godere" forse non è la parola esatta: il terreno è questo, radici e sassi, e io, vorrei ricordarlo, indosso i sandali più brutti del mondo ma anche quelli meno performanti su queste superfici. Ma ci siamo: Muxia è qua, con il suo mare e i suoi colori, e si gioisce come davanti ad uno splendido regalo che la vita ti ha fatto. Me la meritavo questa tappa, mi meritavo il mare dopo la pioggia e la m*rda di ieri. A metà discesa metto in cuffia Black nirvana e canto a squarciagola "e poi scendo giùùùù nel maaaareeeee che ho dentro ma mi perdo tra infinite scaaaaleeeee...". Da dentro una casupola una signora si è affacciata con aria allarmata. Sono contenta sì, mi godo la salsedine, l'acqua, il rumore della risacca. Ci sono nata in mezzo al mare, e quel mare è stato prigione e libertà insieme. Potrei vivere ovunque ma niente sostituirà il richiamo del mare, quella calamita che mi attira a sé e che mi appaga come nient'altro. È dolce l'arrivo nell'albergue, un piccolo stop per ricaricare le pile, magari mangiare qualcosa... ok, nel frattempo abbiamo abbandonato le norme igieniche più basilari e il cibo lo condividiamo così. Dettagli. La lavanderia di questo posto è abbastanza improvvisata direi, e diciamo che la "secadora" è la scelta ideale. Comunque 4 euro un giro di asciugatrice è una ladrata, volevo dirlo. C'è da ritirare il primo riconoscimento di questo cammino: la Muxiana. È un documento laico, non religioso, e viene dato a chi decide di prolungare il cammino fino alla fine del percorso giacobeo, ossia Muxia, dove si trova la Virgen de la Barca. È bello questo posto, l'oceano incazzato tira delle bordate assurde sugli scogli, i gabbiani sopra la mia testa, il faro ed è tutto così sconfinato. Potrei stare qua a raccontarvi di come Muxia sia carina, sa di porto, di gente semplice e di sale. Non vorrei sembrarvi troppo poetica e sdolcinata oggi, voglio quindi chiudere la giornata con ciò che ho scritto sulla spiaggia di Muxia  Domani? Domani c'è l'ultima tappa di questo cammino: Finisterra.