venerdì 17 aprile 2026
Di un giorno di pioggia, sale, sole e meraviglia
Trapani stamattina ci ha accolto con dell'acqua, come se tutta quella di ieri non fosse bastata a bagnarci fino al piloro, così anche oggi, fortunelle noi, ci ritroviamo a guadare infinite pozzanghere, e le uniche bellezze di Trapani dobbiamo immaginarle da dietro un vetro: che foto artistiche, ve'? Ma questa è la terra delle saline, non possiamo andar via senza averle viste, quindi con il nostro ombrellino spuzzo andiamo a cercarle: ci sono anche i mulini a vento ma non vedo nessun Don Chisciotte, probabilmente non lavora in giorni di pioggia, come i muratori. Decidiamo di seguire una stradina, ci ritroviamo in un pantano di melma e sale, con delle costruzioni avveniristiche che destano qualche perplessità. Niente, decidiamo che Trapani sarà certamente bellissima col sole ma questa pioggia ci sta facendo crescere il muschio anche tra le dita dei piedi, perciò via verso Marsala. Ovviamente per strada non poteva mancare qualche intoppo: millemila pecore, a contarle entravi in catalessi, invece Sara era in brodo di giuggiole: che belle le pecorelle! Quante! Ma dove andranno? Mah, presumo a fare l'aperitivo, mentre noi finalmente vediamo il sale: la pioggia e la foschia rendono le saline Genna un po' surreali, a tratti sembrano delle risaie. Marsala per me è sempre stata associata a due cose: lo sbarco dei Mille e la famiglia Florio, quella dei Leoni di Sicilia, il romanzo di Stefania Auci. Dai, fermiamoci al monumento dei Mille: ah si, piove ancora, per attraversare la strada ho saltellato allegramente come una ranocchia, non ci resta altro che rifugiarci in un bar per un aperitivo, così facciamo compagnia alle pecore. E siccome non smette di piovere, andiamo a pranzo in trattoria, tanto per cambiare, sia mai che in questo in viaggio dobbiamo patire la fame. Comunque un giretto riusciamo a farlo, sempre con l'ombrello che ormai è diventato il mio miglior amico, e mi rendo conto che è una bella città che meriterebbe più tempo e più sole. E allora prendiamo la Pandina e andiamo verso Mazara del Vallo, non prima di aver salutato le Cantine Florio. E a Mazara del Vallo arriva il soleeeee! Quasi non ci credo, pensavo di aver bisogno delle branchie per superare questo viaggio in Sicilia! Il nostro B&B manco a dirlo, è in cima alle scale, ogni scalino è alto quanto la mia tibia, le percorro carponi, senza vergogna alcuna. Ecco, Mazara del Vallo non era una tappa prevista, era solo un punto strategico tra Marsala e Agrigento. Questa città, nel mio immaginario, era associata alla mafia dei pascoli e ad altri fatti di cronaca insieme a Castevetrano. Il viaggio però è sempre scoperta, sorpresa e meraviglia. Ho scoperto una città straordinaria, la sua kasbah che sa di Tunisia e Sicilia insieme. L'integrazione forse è proprio questa: il siciliano che mi dice che un paio di vicoli più in là c'è la porta blu, che posso bussare e che Alì ci aprirà se è in casa. La gentilezza della gente mi ha colpito: passeggiavamo per strada e ci sentivamo accolte. Certo, magari potevamo evitare di addentrarci nei vicoli più balordi ma avevamo una guida d'eccezione. Ho finito la memoria del telefono fotografando tutte le saracinesche dei vicoli, tutte le ceramiche appese ai muri. E c'era anche qualche pozzanghera a rendere tutto più bello. Magari potevo evitare di finirci dentro e risparmiare l'ultimo paio di calze, dettagli. Ma è giunta l'ora di cena, e che possiamo fare noi se non nutrirci in maniera frugale come si confà a delle signorine come noi? Si torna a casa, in queste strade pulite e colorate, e finiamo in bellezza con queste dannate scale. E dice, però quanto è bello il nostro cortile dall'alto! Eh si, proprio bello, certo un ascensore ci faceva schifo a noi, perché invece non arrancare tutti i santi giorni sulle scale? Manco dovessi partecipare a Miss culetto d'oro!
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