domenica 12 aprile 2026

Panelle, brioche e draghi

La travagliata partenza per Palermo è stata preceduta da una sporta emergenze lavorative, un sacchetto di sfighe varie e numerosi tentativi di sabotaggio ma infine siamo riuscite a prendere quel benedetto volo. La Trinacria si preannuncia con Ustica, immersa nel mare con tutti il suo disastro. Pensavo, chissà se i ragazzini di oggi conoscono la strage di Ustica e di quelle 81 persone uccise da missili e segreti. Per fortuna arriva il mare e suoi colori a regalarci un sorriso, sorriso che svanisce appena entrati in aeroporto perché questa è un'isola bella e ferita. Ma arriviamo in albergo senza troppi giri inutili, proprio vicino ai quattro canti: via Maqueda è un brulicare di persone, di quel movimento colorato e multietnico che caratterizza Palermo. Mi tocca fare da Cicerone perché Sara non è mai stata qua, e quindi vieni che ti porto a Fontana Pretoriaaaah no, ci sono i lavori, non si può entrare ma si può sbirciare dentro attraverso la ringhiera, un po' come facevamo da bambini. C'è una bella libreria storica Saraaaaah no, è quasi ora di chiudere e il tipo mi lancia uno sguardo di fuoco tipo Dragon ball e allora guarda qua i quattro canti, vedi che belli Saretta? C'è una calca di gente, carretti, tuk tuk, polizia municipale, vigili che boh, sembra di essere al crocevia della droga...o forse lo è? Ma ad ogni buon conto vieni Sara che ti porto a vedere il mare e magari riusciamo a bere un tramonto. Solo che la strada è costellata di tentazioni, perché vuoi non farle vedere la Vucciria? Dove la musica è alta come nelle migliori discoteche di Riccione e la gente è talmente scialla che beve Spritz seduta sui sacchi della spazzatura del mercato, dettagli. Finisce che mi perdo nei vicoli della Vucciria, perché voglio rivedere le contraddizioni di questa città così bella ma anche lasciata in pasto all'incuria, con quelle case sventrate dalle bombe della seconda guerra mondiale, e rimasti così, aperti come una vergogna. Ho vissuto qua per un anno, nell'appartamento di un bel palazzo, e fuori dalle mie mura c'era l'abbandono. E provavo rabbia per questa dicotomia così netta, dove accanto alla Bellezza esisteva il degrado, senza soluzione di continuità. Ma andiamo a respirare un po' di mare, dico io.
Ed è bella questa città, con la sua luce calda e avvolgente,
solo che ad ogni angolo c'è una friggitoria, una grigliata, arancine, cannoli, un quarto di bue per merenda e ... la limonata a cosce aperte. E chiedo io, buonuomo com'è questa limonata, e lui mi spiega delle cose che io non capisco perché parla stretto e io boh, dico passo dopo che di aprire le cosce ora non mi va. Però con tutto questo cibo ad ogni angolo un po' di fame mi è venuta, zio cantante! Anche perché Sara sta bestemmiando che ancora non ha né bevuto né mangiato. Ci fermiamo dove feci il mio primo pranzo in solitaria a Palermo, circa 15 anni fa: non c'è molto da scegliere, è tutto fritto, panelle, crocchè, polpette, calamari, tutto fritto.ma fritte sono buone anche le caccole, quindi mangiamo e amen! Usciamo rotolando, e Sara dice: prendiamo un gelato per sgrassare? Ma certo, che il gelato sgrassa, si sa, soprattutto se lo prendi dentro una brioche da mezzo chilo e due palline corrispondono a 300 grammi di gelato. E dice: la volete la panna? Ma no, guarda, che mi serve per sgrassare, per poi rendermi conto che per digerire il tutto dovrei andare in Tunisia a nuoto. Andata e ritorno, ovvio. Per adesso mi tocca arrancare per le scale, carponi e boccheggiando, dettagli. Si conclude così questo primo pomeriggio palermitano, ovviamente la notte è stata frammentata da numerosi risvegli, tipo quando mangi la peperonata alle dieci di notte e vedi i draghi nel controsoffitto, dettagli. Almeno ho avuto modo di vedere via Maqueda vuota, con il classico galoppino della droga che gironzolava allegramente, sia mai che mi serva qualche erbetta per digerire. E pensavo: domani dietaaahaahahaha scherzavo! Che domani ho promesso di portare Sara a Ballarò. Stay tuned!

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