lunedì 7 settembre 2026

Prima tappa: da Padrón a Santiago tra boschi, horreos e un treno.

E così stamattina abbiamo iniziato il nostro cammino verso Muxia e Finisterra. Alle 5:30 abbiamo lasciato l'albergue con l'entusiasmo di Maria Antonietta il 16 ottobre 1793. Dopo 20 minuti di passi lunghi e ben distesi mi rendo conto che mancano oltre 25 km a Santiago. Le prime luci di civiltà arrivano dopo circa mezz'ora: in realtà era una stalla, un gran lezzo di letame e niente più. Incontriamo però il primo horreo, gli antichi granai tipici della Galizia. È il primo che incontro, a breve credo mi verrà la nausea solo a sentirli nominare. È buio pesto, siamo due donne sole che camminano tra boschi e paesini disabitati, a parte i gatti, alcuni si lasciano anche corteggiare. Questo tratto di cammino è molto vivace: campi di mais (chissà se in spagnolo si dice mais dire mais...) e cavoli...perché sono cavoli, vero? Ve l'avevo detto che col passare dei chilometri gli horreos mi avrebbero fatto venire la pellegra? Ci sono pure gli horreos gemelli, pensa che spasso. Le prime case arrivano dopo parecchio tempo: io mi rendo conto che preferirei una martellata sulle gonadi piuttosto che vivere in questi posti nel caxxo di niente. Però i bambini possono godere di un'altalena sotto il pergolato. Altro che Gardaland! Toh, guarda un horreo del 1907, ma davvero c'era tutto sto grano in Galizia? Che fino ad ora non ho visto un campo di grano manco a pagarlo a peso di diamanti, quindi cosa se ne facevano di tutti questi horreos? Ci mettevano dentro i cadaveri? Ooohhh, segni di vita sul cammino, alleluja!!! Un banchetto di sellos in ceralacca, che fai, te ne privi? Claudia nel frattempo sta dormendo in piedi, come i cavalli, gli altri pellegrini ci salutano con il classico "hola! Buen camino!", io rispondo entusiasta, Claudia invece solleva la sua manina, grande quanto una racchetta di padel, e la volteggia come la regina Elisabetta, senza proferire parola. Incontriamo la prima chiesa, dai saliamo, si, ci sono le scale ma tanto siamo fresche. Più tardi maledirò ogni scala al mondo, dettagli. Le prime luci arrivano alle spalle,ma noi dobbiamo infilarci sotto un ponte poco rassicurante e quindi non possiamo goderne, vedi la fortuna a volte, no? Abbiamo fatto 8 km e a me sembrano 874, qualcuno scrive che devi ballare anche nel dolore e io penso che la gente non sta affatto bene. Inutile dire che maciniamo chilometri attraversando paesini assurdi, salite e salitine e tanta merda. Che qua siamo in campagna mica a Madrid. Ma veniamo alla parte più bella della tappa: il bosco, con quelle belle radici nodose in rilievo che se sbagli un passo ti ritrovi nel dirupo, ma tu devi ballare anche nel dolore, fanc*lo. Per non parlare poi di questi sassetti così discreti e lineari, che sembra di camminare sulle uova, zio cantante. Quando ormai sento che potrei avere un mancamento nella boscaglia, arriva l'asfalto e in contemporanea il sole. Vedi il tempismo, no? Poi all'improvviso un cortile:ed è subito La signora in giallo, ché sicuramente la dentro c'è un cadavere, sarà il caso di chiamare CSI? La luce del sole però scioglie ogni dubbio: in realtà si tratta di merd*, e magari sarà il caso di trovare un bar per mangiare qualcosa e fare pipì, altrimenti voleranno madonne. Invece troviamo lui, un pianista in mezzo al nulla che suona musica di boh, epperò non ha un wc portatile ed io non me la sento di farla in mezzo alla natura che in questo cammino c'è più gente che al Papeete beach. Ah, c'è anche l'horreo stile Santorini, sia mai che quelli normali ci fossero venuti a noia. Nel frattempo Claudia inizia a scongelarsi e a riacquistare l'uso della parola: ho fame e ho bisogno di un cesso. È stato un discorso chiaro e lineare, niente da eccepire. Peccato che siamo nel bosco,troviamo polli e galline, ed infine eccolo, un bar! Certo, l'arredamento non è proprio barocco ma in compenso ha degli ottimi churros. Per utilizzare il bagno serve la carriola: la chiave è proprio discreta, sia mai che qualcuno se la porti via per la sua personale collezione di chiavi dei cessi. Stiamo camminando da ore e ore, ogni cippo che incontriamo ha un numero a caso: ora mancano 10 km ma dopo 6 minuti di strada ne mancano 11 e spiccioli. Non si spiega come sia possibile andare a ritroso, manco avessimo una DeLorean sotto il culo! Questo vende massaggi per i pellegrini ma figlio mio, dovresti massaggiarmi anche il piloro per lenire il senso di distribuzione delle mie membra! Ma toh, un altro musicista, ci son più cantanti qua che a Sanremo! Ma parliamo delle bizzarrie di questa tappa: dentro questa culla c'è di tutto ma soprattutto c'è un quaderno e sulla copertina c'è scritto "scrivimi qualcosa". Mi ha dato un gran senso di solitudine, e chissà se tutte quelle parole lasciate lì potranno mai lenire qualche vuoto. E la gente che si incontra sulla strada: c'è quello con il coniglio, gli inglesi ubriachi alle 8 del mattino, la tedesca di Friburgo che ha finito il cammino con le ciabatte da piscina, e infine la gnocca sdraiabile che mi ha chiesto di darle la borraccia. Che pur con tutta la stanchezza ho apprezzato il panorama, ecco. Ma siamo alle porte di Santiago, 7 km, ce lo dice la sciura della chiesetta di Santa NonSoCosa. Saranno i 7 km più ricchi di stramadonne della mia esistenza, Claudia ormai ha solo l'obiettivo di mangiare e dormire, si fermerà solo davanti ad un ristorante o a un letto. Ma poi c'è un bivio: tutte le strade portano a Santiago, a sinistra Santa Marta, circa 3,4 km da Santiago, a destra Conxo circa 4,7 km. Secondo voi cosa scelgo? No, sbagliato, ho scelto Conxo. Questa tappa l'ho fatta sul cammino portoghese: è un inferno di asfalto nella periferia di Santiago, una marea di gente, zaini e pazzi. Perciò stavolta scelgo Conxo e infatti è subito ospedale psichiatrico: vedi che lo hanno capito subito che non sono proprio normale? Accanto c'è la chiesa dove c'è un sello free: credo sia il più raro del cammino visto che nessuno si fa 1,5 km in più di strada alla fine di una tappa. Ma noi si, perché ci piace fare quelle alternative e fricchettone. Ovviamente dopo 10 minuti ho maledetto questa scelta e son venuti giù tutti i santi del settimo giorno e anche dell'ottavo. Entro a Santiago, posticino ameno dove persino le macellerie hanno nomi puritani. L'arrivo in piazza do Obradoiro non ha lo stesso sapore delle altre due volte, per fortuna. Perché le altre volte questa piazza era la fine, oggi è solo l'arrivo di una tappa ma la mia meta è altrove, sull'oceano. Su un muro c'era scritto "Santiago is Disneyland for catholics" e in fondo è così, perciò sono contenta di andare oltre. Il mio pranzo è frugale: pure oggi cerco di rimanere leggera domani. L'ostello invece è carinooNooo, le scale. Sono poche? Provateci voi a fare dei gradini dopo 27 km! Che poi a fine giornata non sono mai solo i km della tappa, oggi ad esempio ho camminato per 37 km. Ma com'è possibile? Presto detto: oh ma che bello c'è un asinello! Andiamo? Certo, te ne privi? Ed esci dal cammino. Oh micio bellissimo puzzone, vieni qua, no vengo io, andiamo che si fa accarezzare! Ma che bello quel murales, andiamo? E poi finisci la tappa e devi cercare qualcosa da mangiare, un supermercato e le altre 1538 cose, così a fine giornata ti rendi conto che hai girato come una trottola. Infatti a Claudia parte un porco quando vede le ennesime scale, per la precisione ha detto "è pieno di scale del caxxo questo posto di merd*!". Che nessuno si senta offeso, ha parlato il crociato rotto! Comunque doccetta e viaahahahhaha no! Niente, Claudia dorme dalle 20, non mi rimane che scrivere, e poi andare in giro nel quartiere: molto movida eh! E così in questo silenzio ho pensato che oggi ho visto un treno poco prima di Santiago: e se la prossima tappa la facessi col deretano mollemente adagiato sul sedile di un treno, non sarebbe cosa buona e giusta? Eh? Chi me lo vieta? Ci rifletto!

Nessun commento:

Posta un commento