mercoledì 9 settembre 2026
Seconda tappa: verso Negreira con frutta, Bellezza e un pozzo da scalare .
Stamane si parte da Santiago e si arriva a Negreira: l'atmosfera intorno all'albergue è la medesima di ieri notte ma la bellezza arriva dalla cattedrale: è raro vederla così, piazza do Obradoiro è sempre gremita ma non al mattino. Ma partiamo che la strada è lunga! Arriva il primo cippo: da qua partono due mete, Finisterra e Muxia. Noi per non sbagliare le facciamo entrambi, perché ci piace metterci alla prova e vedere quanto riusciamo a maledirci in maniera variopinta. Incontriamo subito una vecchia costruzione dell'anno Boh, probabilmente di giorno rende di più, ma sono le 5:30 del mattino e non si vede una mazza, quindi torcia sulla testa e via andare. Arriva il primo ostacolo: un ponte senza ringhiere, al buio. Ecco, io non ho il senso dell'equilibrio, vivo la mia vita in bilico, un equilibrio squilibrato il mio, perso in una manifestazione studentesca per via di una manganellata presa mentre ero seduta sul marciapiede a rollarmi una sigaretta di Drum. Ciò significa che Claudia ha dovuto prendermi per mano come una cogliona qualsiasi. Arriviamo al bosco: mi ispira fiducia quanto una vedova nera sotto l'ascella. Faccio due passi e intuisco che non siamo sole, Claudia vede due occhi gialli nel buio "boh, forse è un gatto" dice. Forse no, dico io, e nel dubbio faccio dietrofront e torno nella civiltà con lo sprint di un campione di salto triplo. Diciamo che è notte e due donne sole nel bosco non dovrebbero andarci, non tanto per il lupo cattivo ma per l'essere umano cattivo. Propondo a Claudia di attendere un po' di luce oppure un altro pellegrino che passa. Nel frattempo che aspettiamo io guardo la fauna locale mentre Claudia fa stretching. Ma è legale fare stretching alle 5:45 del mattino? No, vero? Io osservo le case intorno e aspetto la luce all'orizzonte. E arriva un omone tedesco; chiedo dove va e chiedo anche se andrà a Muxia. Manco a dirlo che ho beccato il tedesco sbagliato: l'unica risposta è: nì nì, Finisterra e tira dritto col suo passo da cervo a primavera. Ovviamente gli stiamo alle calcagna, manco riesco a prenderlo in foto tanto va veloce; guardalo là come sgambetta! Bon, l'abbiamo perso, è quel puntino là in fondo ma a me non interessa più: mi serviva solo per uscire dal bosco e ho raggiunto l'obiettivo. Uh, guarda che stranezza: un horreo! Niente niente che qua dentro ci mettono i cadaveri di mezza Galizia e toccherà chiamare l'ispettore Derrick. Questo posto è davvero carino, le casette sono piccole ma graziose ed è tutto molto curato. Iniziano a passare i primi pellegrini: ora ragazzi, io capisco perfettamente che vogliate portare con voi il cane, il gatto, il topo e i due liocorni, ma non vi sembra una forzatura? Ho visto cani piantati per terra con la stessa voglia di camminare di un Loris lento e padroni costretti ad implorarli pur di farli alzare ma forse alcuni tipi di cani non sono adatti per fare 25/30 km al giorno. Nel frattempo arriva l'alba: per me è da veri estimatori apprezzarla perché te la devi andare a cercare, non ti capita per caso come il tramonto quando sorseggi uno Spritz e toh, ecco il tramonto. L'alba è diversa. Nel frattempo il bosco ritorna ma è dolce, non ci sono occhietti gialli ad osservare le mie movenze. È tutto molto bello, si, però non si trova un bar nel raggio di 10 km, tante belle casupole ma nessun posto dove poter prendere acqua e cibo. Beh, nessun problema, ci pensano gli indigeni del luogo: in questa tappa ho trovato dei fichi buoni e saporiti, delle mele dolci e carnose dalle quali mi sono lasciata tentare e sedurre come un'Eva qualsiasi. E infine delle pere: queste erano davvero stellari, succose r morbide al punto giusto. Praticamente a fine mattinata ho fatto colazione in maniera sana, l'unica della misnvita, grazie genti, tenete alla mia linea più di quanto ci tenga io! E comunque l'ho già detto che questi paesini sono meravigliosi? Beh, a parte questo che ha deciso di ricoprire una parete di conchas eh no, non sono finte, le ha proprio piazzate una per una. La pazienza di quest'uomo manco Penelope mentre disfava la tela. Oddioooo! Comincio ad avere delle allucinazioni: vedo un miraggio, un bar fornito di ogni ben di Dio, con delle sedie all'esterno persino, quale lusso! Ho modo di incontrare la coppia umano - cane: si, conferma che a volte non ne vuole sapere di alzarsi e camminare, deve avere sempre degli snackini dietro. Eh, mi sembra il minimo ragazzo mio, mica ha scelto lui di fare il cammino con te e la bicicletta? Ma parliamo del bastone: è fondamentale averne uno durante il cammino, sia per aiutarsi in salite e discese, ma anche per poterlo lanciare insieme a tutti i santi quando non ne va bene una. Sono stata costretta a prenderlo in questo bar, tra quelli che abitualmente lasciano gli altri pellegrini quando non ne hanno più bisogno. Quest'anno il bosco non mi ha regalato il solito bastone, non ne ho trovato uno adatto a me quindi ne ho preso uno di altri. Forse il destino mi sta dicendo che sono grande e devo cavarmela da sola, senza bastone, oppure che talvolta posso anche farmi aiutare, o infine quest'anno mi è andata di sfiga e niente bastone, tutto qua! Mi farò andar bene questo, tutto sminchio e pieno di spigoli, un po' come me. Ho messo un po' di foto random della parte bella di questa tappa, ossia mentre rotolavo giù da questo costone ora invece mi trovo qua sul fondo del pozzo di Kola e in qualche maniera devo uscirne, mica posso morire qua, che peraltro è anche un bel posticino ma preferirei uscirne, ecco. Qualsiasi foto non renderà mai giustizia all'enormità di questa salita, e per quanto il bosco che ho attraversato fosse davvero bellissimo, avrei preferito passeggiare con una pendenza diversa. Mi sembra di aver percorso 7.934 Km e invece sono ancora qua, eh già! Ah ecco, questo è il tratto dove le imprecazioni hanno iniziato ad essere colorate e variopinte. E poi niente, ho pensato di chiamare l'elisoccorso alpino e farmi venire a prendere. Dite che non sarebbero venuti? Qua invece è quando pensavo di lasciarmi morire di stenti e privazioni pur di non mettere ancora un passo in salita. Poi avviene che si passa all'asfalto e peggio me sento! Almeno nel bosco l'attrito piede - suolo era morbido, qua è una randellata sui denti. Già perché la cima di questa fottutissima e indecente salita è qua, a Carballo, un posto che non rivedrò mai più. Stramazzo al suolo proprio accanto al cippo, penso a chi diavolo me l'ha fatto fare a scegliere proprio questo percorso, non potevo andarci in pullman a Muxia, come del resto fa il 99,99% della popolazione mondiale? Beh, però adesso me la godo la discesa e siccome non abbiamo fatto abbastanza passi, decidiamo di uscire dal percorso e visitare una chiesetta con annesso cimitero. Poi mi rendo conto che stiamo camminando sulle tombe di gente morta chissà quando e del resto è il sagrato della chiesa, non posso evitarlo. Se abbiamo fame? Si, abbiamo trovato solo un bar in tutto il percorso e l'altro è questo:un bar dall'ambiente curato e moderno la fame mi fa scegliere un bocadillo che si rivela davvero mignon. C'è sempre da considerare che la mano di Claudia è grande quanto una racchetta da tennis eh! Me la godo questa discesa, me la sono meritata... Claudia un po' meno, il suo crociato non sembra gioire. Entrambe però ci meiritiamo ponte Maceira: un posticino incantato che se non fosse che abbiamo prenotato altrove sarebbe stato bello fermarsi e mettere i piedi dentro queste acque. Vi ricordate che bisogna mettere due timbri/sello al giorno? Ed essendo che non c'è un posto aperto nel raggio chilometri, hanno messo quello fai da te. Comodo. Siamo però alle porte del paese, io non sono mai stata così contenta in vita mia di poter poggiare il cul* sul letto. È un bel posto l'albergue, a parte che consumano qualche bottiglia di troppo di Estrella Galizia. Negreira potrebbe essere considerato un paesino carino, forse sì ma ho visitato solo un Eroskjla piazzetta e l'unico locale decente. Ecco, a proposito del ristorante, devo dire che le porzioni erano super generose e la qualità ottima! E basta, questo è tutto ciò che so di Negreira. E poi la solita routine della sera: lavare la biancheria, parlare con le persone incontro, sorprendermi che esistano mutande di pizzo rosse sul cammino e scrivere. Scrivere di questa giornata così faticosa ma splendida, una delle tappe più belle e faticose di tutti i miei cammini. guardare i km percorsi e pensare che in fondo la pazzia ha mille sfaccettature, la mia ha questa forma: camminare fino a sentirmi stravolta, riempirmi di passi, silenzi e Bellezza, spargere mazzolini di imprecazioni nell'aere.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento