giovedì 10 settembre 2026
Terza tappa: da Negreira a Olveiroa sotto la pioggia, nella m*rda e con un horreo impertinente
Le previsioni dicono pioggia a partire dalle 10:00 per tutto il giorno. Punto. Claudia ha riempito metà zaino con attrezzatura anti pioggia perché ODIA la pioggia. Bene, io invece non ho nulla per ripararmi dalla pioggia, quindi ieri ho investito € 2,50 per comprarmi questo poncho, da bambini ovvio: quello per adulti mi arrivava sotto la suola delle scarpe. Ieri ho conosciuto Ivan, un brasiliano che ha perso la torcia nel bosco, io ho la torcia ma non voglio attraversarlo da sola. Unendo le forze, stamane siamo partiti insieme. Claudia ha detto "hello!" poi credo abbia messo le cuffie. In maniera tacita sono stata investita del ruolo di lepre, quella che sta davanti al gruppo. Fare la lepre significa rispettare le esigenze e i tempi di tutti. Non credo di averlo fatto bene, avevo due esigenze: superare il bosco il prima possibile e cercare di fare quanti più km senza pioggia per non sentire Claudia bestemmiare anche in cirillico. Non ho foto del bosco: dopo qualche km sento dei versi di animali piuttosto inquietanti. Ivan dice che sono birds, uccelli. Claudia dice: no, non sono uccelli. Un minuto di silenzio poi Ivan sentenzia: se vedi un wolf, un lupo, devi stare ferma, stop, non ti muovere. Scusa?!?? Ma se vedessi un lupo batterei anche il record di Usain Bolt sui 100 metri piani, pensa se sto ferma! Quindi metto il turbo: i primi 5 km li ho fatti in un'ora. Record personale, in genere viaggio a 3/4 km all'ora. Ivan stava spolmonando, il suo ginocchio stava per cedere, io no, meglio la salita di corsa che finire in mezzo ad un girotondo di lupi. Usciamo da un bosco lungo 7 km e ci viene incontro l'alba. Qualche passo avanti e tutto esplode di colori. Già che son qua faccio l'alba con l'horreo, vedi che classe! Comunque lo vedi che non piove? Solo terrorismo psicologico, puah! Ah, ovviamente Ivan mi abbandona con l'alba: ha bisogno di riprendersi per circa 30 minuti. Ma ci rincontreremo. E comunque l'ultimo strascico dell'alba mi sembra un pochino gonfio di pioggia ma forse no, dai! Comunque sto camminando da 2 ore e neanche un bar, un punto di ristoro, un posto dove fare pipì. Faccio incontri bellissimi oggi, cioè non proprio tutti, ecco: qualcosa mi dice che a breve sarà tutto una m*rda. E invece toh, delle mucche che vanno al baaar! Si, un bar, non sto sognando! La scelta della colazione è ampia: o questo o uova strapazzate o tortilla. Stop. Il bagno non è proprio di Richard Ginori ma del parente lontano, nonostante ciò mi sembra quello di Villa Crespi, forse perché c'è pure il gatto. Claudia con mestizia esclama "piove" e inizia ad indossare le ghette e tutti i suoi strumenti. Io indosso il mio poncho rosa e usciamo. Il percorso è ancora lunghissimo e neanche semplice, credo che oggi fioccheranno maledizioni e imprecazioni da manuale. Dopo neanche 10 minuti Claudia dichiara che ha i brividi di freddo ma sta sudando. Le tocco la fronte: ha la febbre. Cos'altro potrà mai succedere oggi? Mirabolanti sorprese presumo! Piccolo spoiler, pioverà per le prossime 10 ore e noi saremo sul cammino. Alterniamo strade comunali a strade sterrate ma in entrambi i casi piove. Ah, vi ricordate quelle mucche che entravano al bar? Bene, da allora c'è puzza di merd* che neanche si può immaginare. Un vero peccato che non possa condividerlo con chi legge! Chiedo a Claudia se questa tappa le sta piacendo, mi risponde con una mimica gestuaĺe inequivocabile: dice che ne è entusiasta! Camminiamo sulle strade comunali, sull'asfalto, e quando viene qualche pezzetto di bosco o alberi, la gioia è tanta perché gli alberi sono un riparo. Poteva andare peggio di così? Si, poteva piovere forte e infatti comincia a diluviare. Sento l'acqua dentro le scarpe e i piedi fare ciaf-ciaf come fossi nello sfioro di una piscina. Anche le mucche ci guardano perplesse, la tentazione è andare dentro la stalla ma sto respirando puzza di merd* da ore e vorrei evitare l'attacco di vomito. Un bar? Una pensilina di riparo? Niente, chilometri di niente, pioggia, merd* e campi dissodati. E poi un cartello: casa Pepa! Ovviamente è fuori dal cammino, ma usciamo e cerchiamo un posto asciutto. Io lascio attorno a me la pozza d'acqua, dentro le mie scarpe c'è una colonia di funghi che anche un micologo ne rimarrebbe sorpreso. La mia visuale su questa tappa del cammino potrebbe essere racchiusa in questa immagine: e voi geni all'ascolto, potreste progettare dei tergicristalli per noi occhialuti? Avete idea di cosa significhi vedere il mondo annacquato? Claudia continua ad avere la febbre, prendiamo un thè caldo e visto che siamo qua anche un bocadillo, che secondo me l'altro bar lo troveremo tra 10 km. Certo, le norme Haccp qua vengono rispettate tutte, dettagli, in questo momento mangerei anche un facocero in salmì. Riprendiamo a camminare che piove, piove e piove, zio pinguino ladro. Una salita sotto la pioggia battente era quello di cui avevo bisogno, se avete visto volare madonne e ognissanti, bene, ero io. Non mi sento più le mani, sembrano spugne, e quei pezzi marrone non è merd* ma il mio bastone che si sta sgretolando sotto la pioggia. Ma ad ogni buon conto, don't worry, la merd* è ovunque. E voi direte: eh ma è solo per la pioggia, altrimenti il panorama sarebbe figo! Ma certo! Mais, ovunque mais, e odore di letame, sto respirando letame da quasi 8 ore, potrei vomitare anche il latte materno. E via con un'altra salita, sotto la pioggia, un sistema di saliscendi ideato per far lavorare gli ortopedici perché dopo questo cammino la metà della gente avrà le ginocchia a pezzi. E poi si arriva in cima, c'è anche una sorta di belvedere per sedersi e guardare la vastità del caxxo che me ne frega. Ma sono in cima e si, ho urlato contro il cippo, ho preso un sasso che aveva un po' il colore e la forma di una cacca allungata e l'ho messo su, in bilico come me, come tutto. E andiamo che mancano ancora una valangata di chilometri, che sono quasi 35 km questa fottutissima tappa. Per fortuna la pioggia diminuisce di intensità ma non smette. E poi un'oasi nel deserto: collasso su una sedia, scalza, prendo riso e latte e un thè al frutto della passione che è qualcosa di straordinario. Claudia prende un tiramisù... possiamo evitare sia i commenti che le maledizioni, grazie. E poi di nuovo sul cammino, per iniziare la parata dei trattori: enormi, giganteschi trattori che sfrecciano su una strada comunale, e ad ogni passaggio ti ricoprono di fasciame di mais, che si incolla perfettamente al mio corpo fradicio. E poi ci sono i trattori che trasportano la m*rda e lasciano dietro degli effluvi simili alla violetta ma non troppo. Incontro Ivan: lui è così, quando è stanco si siede, mica aspetta in un bar, sia mai! Io invece sono una signorina per bene e aspetto una panchinaaaahhnooo! ma no, niente, in effetti non sono stanca. Le mie scarpe sono diventate un acquario, dentro ci sono i girini e tra le dita dei piedi stanno proliferando delle ninfee, le lumache annuiscono alle mie imprecazioni, le mucche rimangono ancora perplesse, io sto imparando a vedere il mondo a puntini. Ed è così che entriamo nel territorio della Dumbria, ah, qua non c'è più lo spazio per camminare a lato della strada dove sfrecciano trattori e auto. Fioccano maledizioni mentre sono bagnata fino al piloro e bramo solo il momento in cui toglierò di dosso questi stracci grondanti di pioggia. E tra una bestemmia colorata e una maledizione a pois, giungo a Olveiroa, in salita, su una statale e sotto la pioggia. Ovviamente per me Olveiroa sarà sempre un posto orribile ma probabilmente mi ricrederò, forse. L'albergue è in salita, quindi no, non mi sono ricreduta ma c'è tempo. La consolazione è che Ivan è qua. Ho un problema tecnico: le scarpe sono talmente zuppe che si asciugheranno fra centordici anni. Potrei piantarci dei pleurotus e troverebbero il loro habitat naturale pertanto ho assolutamente bisogno di un paio di sandali per poter camminare domani. Sandali sì, perché ho due bolle negli alluci: ho avuto i piedi in ammollo per 10 ore, sfregando su calze e scarpe perché l'anti friction è andato a ramengo sotto la pioggia. E allora scendo giù e chiedo dove trovo un negozio di scarpe. La tipa mi risponde che a Olveiroa ci sono 35 case e 3 bar, nada mas. Ok, dico io, un supermercato? Mi guarda e ripete: 35 case, 3 bar, molti horreos e nada mas. Ho capito sista, si può mangiare? voglio sfidare la sorte e prendo lasaña boloñesa, magari è buona. Ok, forse hanno esagerato col sugo eh, giusto un pochitito. E magari l'origano no, dai. E mentre guardo il tramonto penso: ho camminato per 11 ore, 10 delle quali sotto la pioggia e respirando odore di m*rda, arrivo qua e mi ritrovo nel nulla eterno, manco una farmacia, niente, solo 35 case e 3 bar. E un horreo davanti al naso che sembra dirmi: la prossima volta portati le ghette antipioggia, imbecille! Gli rispondo: non mi conosci horreo puzzone, io domani camminerò fino a Muxia. Spoiler: vincerò io.
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