domenica 27 settembre 2026

Pioggia, Gonzalo e Buddha a Capo Verde

Ieri pomeriggio ho dormito come una neonata, probabilmente Capo Verde ha su di me un effetto soporifero quanto la canzone Weightless: ascoltatela, pare sia miracolosa. Sara e Marta devono suonare la fanfara per svegliarmi e convincermi ad andare al mare. Al mareeeee? Una follia, c'è la tempestao che arriva! Ma nooo! Frottole! Andiamo! Non devo sforzarmi molto per arrivare in spiaggia, sono sospinta dal vento e mancava poco che mi ritrovavo a Bali senza biglietto aereo. Vabbè, però in spiaggia si starà bene beneeeeeh no! Le onde sono impetuose, il vento mi sta staccando le treccine e pure i pochi neuroni rimasti. La situazione è che neanche il Moro vuole darci le sdraio: arriva la tempestao, vai a casa. Alla fine riusciamo a strappare 3 sdraio a costo zero. Ovviamente ai capoverdiani sta tempesta non gli corica neanche il pelo: belli loro, no stress, seduti sulla battigia ad aspettare l'onda anomala, sai che divertimento, no? E sono così impavidi che fanno pure il bagno. A questo vento va riconosciuto il merito di aver pettinato tutta la spiaggia, va che bella, sembra abbia fatto il frisé! Ma di chi sono queste orme che vanno verso il mareeeeehh nooooo!È Sara che vuole fare il bagno! Dovrà passare sul mio cadavere, la inseguo, urlo come un lemure indri, riesco a fermarla e a convincerla a rimanere sulla battigia. Ma la battigia è un susseguirsi di onde che butterebbero giù anche Castrogiovanni. Rimane in acqua 5 minuti, quel tanto che basta per farmi venire un infarto al miocardio. Il vento solleva la sabbia e io divento una milanese, nel senso della cotoletta completamente impanata di sabbia, non mi resta che avvolgermi con l'asciugamano tipo sarcofago e dormire, al massimo mi sveglieranno se arriva la tempestao. Quando mi riprendo dal torpore il mare è un pullulare di cosini che volano, tipo mosche attaccate a un filo: bello eh, sicuramente divertente, però io preferisco altre forme di divertimento, più casarecce insomma. Qua diventa buio presto e dopo la doccia è un attimo vedere la luna alle 7 di sera come se fosse mezzanotte. E visto che è presto vuoi mettere un po' di shopping nelle boutique del centro?
Negozi di alta moda raga, si intende. La maggior parte dei ristoranti ha chiuso i battenti perché hanno solo posti all'aperto,
ogni tanto vien giù qualche frustrata di pioggia che insieme al vento è proprio un balsamo. Alla fine troviamo posto qua:un garage adibito a ristorante. Con questi standard potrei diventare milionaria in Sardegna, metto due tavoli sotto il tetto della stalla e il gioco è fatto, ristorante vista pecore, vuoi mettere? È molto local sto posto, l'unico piatto accettabile è il mio, lo divido con il gatto, quello di Sara e Marta lo schifa pure il peloso, rimane perplesso quando glielo propongo.Sto crollando dal sonno ma le mie compagne di viaggio vogliono un po' di movida. Quindi attraversiamo il corso popolato da cani, canetti, canuzzi e altri cani.Vedi questo, no? Dorme, no stress, intorno a lui caos sovrani ma lui se ne fotte,
si sveglia solo al passaggio di un monopattino europeo e torna a dormire, proprio come me. Il tipo dietro invece non fa manco un plissé, no stress. E la serata potrebbe finire qui, ma no, Marta e Sara vogliono una Caipirinha, la scelta è tra un locale con la musica ai limiti del muro del suono e un Buddha bar. Un Buddha bar a Sal che fa cucina indiana, sushi e griglia. Nel dubbio questi fanno tutto, non si sa mai. La sosta è di oltre un'ora ma a me son sembrate 327, complice la TV che mandava musica capoverdiana neomelodica, una roba illegale, la noia elevata all'ennesima potenza. Poco prima di dormire mi informo sul meteo:direi non troppo bene. Questa meraviglia che sta arrivando si chiama Gonzalo: lo sapevo che era maschio questo str*nzo. Ci dormo su e al mattino, manco a dirlo, piove, tira un vento che le palme si scompigliano come i miei capelli in una giornata di maestrale. Però ancora è lontano l'amico Gonzalo, e siccome non abbiamo cibo, sarà il caso di andare a far la spesa e poi chiuderci in casa. Fuori ci sono i primi segni di questo fetente, epperò già che ci siamo perché non andiamo a fare shopping? Che tanto ci sarà poca gente... beh, certo, chi vuoi che esca con una tempesta tropicale che si sta avvicinando a grandi falcate sopra le nostre teste bacate? Eeehh ma tanto ancora non piove! Ricordatevi queste parole tra qualche ora, ché voleranno madonne e pure i santi del decimo giorno.Uh ma perché non andiamo al mercato degli artigiani di Santa Maria? Ovviamente al mercato di Santa Maria c'eravamo noi e due poveri senegalesi con le loro baracche distrutte. Ovviamente inizia a piovere, e siamo di fronte al mare. Come posso spiegare la sensazione di disastro imminente?No, non si può spiegare e rimango sconvolta dalla gente del posto: guarda questa, bella paciorotta che fa la sua chiamata a zia Mariedda proprio da bordo spiaggia, oppure i tre dell'Ave Maria che passeggiano sereni come fossero su Abbey Road. Vabbè ma già che siamo fuori andiamo a mangiare, poi facciamo la spesa e ci chiudiamo in casa. Ok, non sono d'accordo ma faccio finta che sia l'idea del secolo e andiamo alla ricerca di un locale al chiuso, praticamente come cercare uno stimma di zafferano nel bacino del Congo: i ristoranti in prossimità del mare sono tutti chiusi ché non hanno molta voglia di tornare a casa a nuoto, quindi ci addentriamo nella selva di vicoletti, il sottobosco locale di Santa Maria. Dopo lungo peregrinare ed essere bagnata fino alle ghiandole di Brunner, all'orizzonte compare questo: rassicurante come un piranha nella vasca da bagno. La scelta è vasta: gamberoni o pollo, non è rimasto nient'altro. In compenso sulla mia tovaglietta è rimasta la spina del pesce che ha sputato quello prima di me. Dettagli. Il tetto è sicuro e impermeabile, infatti il pavimento è asciutto che ci puoi passeggiare col mocassino di camoscio. Dettagli. Trascurabili dettagli. I gamberi buoni, tutto buono, grazie per tutto il pesce ma torniamo a casa, vi prego, che Gonzalo sta arrivando, me lo sento! Finalmente a casa... la contraerea ha perso un cucciolo a causa del vento, lo abbiamo messo nell'aiuola, magari nasce un altro cecchino. Piove e tira un vento assurdo, siamo passate dalla Caipirinha al thè caldo col mango di zia Peppedda. La pioggia mi concilia il sonno, manco a dirlo, ma tengo monitorato Gonzalo che praticamente sta bussando alla porta, vedi la fortuna, no? Vieni una volta nella vita a Capo Verde e vuoi non trovare la tempesta tropicale? Sono convinta che se andassi a Stonehenge non troverei più le pietre. Tengo d'occhio le palme del giardino: stanno ondeggiando come se fossero di caucciù e a me non resta che aspettare che venga giù un cocco, così abbiamo anche un po' di frutta fresca. Ma vista la sf*ga ho molte più probabilità che il cocco cada sulla mia calotta cranica proprio mentre sto andando a buttare la spazzatura tra un sonnellino e l'altro.

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