Mazara del Vallo la lascio con un po' di malinconia: qua mi sono sentita a casa. Grazie piccola perla nascosta. Ma oggi puntiamo verso Agrigento, non prima di aver fatto una tappa a Sciacca, città che non conosco ma che ad un primo sguardo sembra carina. No, mi correggo, non è carina affatto: è tutta scale, belle eh, niente da dire, ma io ho i polpacci grossi quanto quelli di Moser a forza di saliscendi. Ignoriamo le scale. C'è una via dedicata alla street art, la mia passione: i graffiti, quelli belli, sono espressione del sentire popolare, talvolta sono protesta, altre semplicemente arte e cultura. Ma torniamo alle scale: pare che qua siano delle piccole perle, dei punti di riferimento turistici e chi sono io per snobbarle? Questa per esempio è un sacco bella, con le maioliche colorate, la percorro con la paura di romperne qualcuna, che mi manca solo l'arresto per rottura di maioliche. Pare che esista persino una scala a zig zag che però è introvabile: scendo, cerco, eh niente, non si trova, scendo ancora e... ah ok, è un tantino franata. Ma io voglio vederla dal basso, ormai sono entrata in fissa, voglio vederlo sto effetto zig zag. E allora andiamo, grandi giri di pandina giù al porto alla ricerca di questa benedetta scala, trovo dei pescatori ma della scala neanche l'ombra. Non mollo, rifacciamo giro, gran bel panorama eh, e infine eccola, nascosta e dietro le sbarre. Si, in effetti l'effetto zig zag c'è, eh dice, che sfortuna che sono chiuse! No ma anche se fossero aperte e spalancate non mi veniva la tentazione di salirle! Soddisfatta la mia fissa delle scale a zig zag subentra quella di Sara per la Scala dei turchi. La strada per arrivarci è larga e agevole, dettagli. Arriviamo dall'alto e il cielo è abbastanza vomitino di bimbo, sicuramente non rende molto ma ad ogni buon conto è un bel panorama. Ah, sapete quelli che nel tentativo di fare una foto cadono a picco nel mare cristallino di chissà quale caletta? Bene, esistono. Io boh, 500mila cartelli e questi ancora che si fingono Tarzan. Vabbè, non ci resta che andare a mangiare, no? Guarda che posticino per un pasto frugale, ovviamente uno spaghetto alle vongole costava quanto un diamante da Tiffany, dettagli. Ma andiamo verso la Scala dei turchi che sembra vicina e invece no, ti fai i chilometri sulla spiaggia e questa scheggia di meringa a picco sul mare non arriva mai. Arriva però qualche goccia di pioggia e allora arriva il carabiniere con l'aiutante e via, fai la giravolta e tutti giù per terra dalla fetta di pandoro anemico, chiude il cancelletto e tutti a casa, che qua cadono due gocce di pioggia e la falesia diventa un pezzo di sapone. Agrigento mi accoglie così: con delle soavi scale, gradite quanto un calcio sulle gengive. Il nostro alloggio ci permette di socializzare con i vicini, possiamo scambiarci anche il caffè domattina, ma soprattutto c'è una doccia bellissima! Peccato che io sia alta quanto un fungo porcino, pertanto il getto d'acqua massaggiante per la schiena mi arriva dritto in faccia, dettagli. Ma veniamo ad Agrigento ragazzi, guarda che bel monastero! Sarà aperto? Cioè, queste aprono solo se compri i dolci, e quindi no, giro la ruota e vado avanti. Epperò qualcuno doveva dirmelo che questa città era tutta scale, santo cielo! Per giungere al centro ho rotolato per tre o quattro rampe di scale, ma il mio pensiero era: come farò a tornare a casa? Camilleri, aiutami tu, io non sono pronta per affrontare tutti quei gradini! Pure i gatti hanno le zampette pronte per salire le scale, e già che c'erano hanno fatto pure la scalinata degli artisti: bella, molto bella, finisce che devo salire fin sù perché ci sono dei graffiti carini, ad esempio quello di Pirandello che potrebbe darmi qualche dritta per farmi tornare a casa senza fare le scale. Non parla Pirandello, rimane muto, costernato tra i sacchi della spazzatura. Epperò guarda, c'è pure la scala pianoforte, e anche quella arcobaleno dei poveri. Prendiamoci un tramonto, visto che è gratis e senza scale.ma non posso procrastinare oltre, è giunto il momento di tornare a casa. Le salite si susseguono, vanno di pari passo con le bestemmie, le scale invece sono un'occasione imperdibile per inventare nuove maledizioni all'indirizzo di chiunque. ma io neanche ci volevo venire ad Agrigento, perché sono venuta fin qua? Per cena avevo preso la zuppa di fagioli sperando di riuscire a fare le scale con la forza propulsiva dell'aria: vi informo che non ha funzionato.
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